Nudi oltre la censura

Erano i controversi anni Sessanta quando in una galleria di Santa Cruz, in California, la polizia irruppe per censurare le fotografie, allora ritenute eccessive, di Walter Chappell. Non fu l’unico caso visto che nel 1990 le autorità statunitensi sequestrarono, con la minaccia di distruggere, un nudo maschile, raffigurante lo stesso fotografo che si era autoritratto nel 1962 con il figlio Theo in braccio. Stampa, addetti ai lavori e appassionati reagirono indignandosi per quell’ennesima presa di posizione verso un artista considerato da molti un autore bohèmien e visionario, capace di ritrarre con i bianchi e neri i controversi vissuti dell’animo umano grazie a un occhio penetrante che ha attraversato anni cruciali della storia statunitense. Le sue controverse fotografie sono ora esposte a Modena, alla Fondazione Fotografia fino al 2 settembre, nella retrospettiva a cura di Filippo Maggia Walter Chappell, Eternal impermanence: 150 fotografie vintage, realizzate tra i primi anni Cinquanta e gli Ottanta, che muovono dalle ricerche spirituali sviluppate dagli artisti Minor White, di cui Chappell è stato allievo, e Paul Caponigro. «Penso di essere stato – dichiara in un’intervista al figlio Robin – un bambino abbastanza particolare, almeno stando alle storie che mi raccontavano. Mi mettevo a fissare le cose, fuori in cortile, e gli altri dicevano: “Walty è fuori a contemplare le cose”. Me ne stavo lì a guardare intensamente qualcosa che mi interessava. Cadevo in questo stato fin dalla tenera età». Contemplativo, quindi, e insieme appartato: un punto di vista soggettivo dal quale guardare e interpretare il mondo con i suoi protagonisti, hippie e alternativi perlopiù, vicini alla sua sensibilità di uomo alla ricerca dell’inedito piuttosto che del conformismo.

Nato a Portland nel 1925, Chappell si è sempre tenuto lontano dal mondo delle gallerie e dalle logiche di mercato, fedele al rifiuto di prendere parte all’universo dell’arte inteso come business. “A differenza di Minor White – scrive nel catalogo della mostra, edito da Skira, il curatore Maggia – che utilizza segni e forme per tradurre e liberare pulsioni che altrimenti resterebbero celate, ma che quando affronta il nudo tende a celebrare la bellezza e le sinuosità scultoree del corpo [.] Walter Chappell ostenta il corpo nella sua postura spontanea, incurante dell’eleganza del gesto, come nella fotografia della moglie Nancy del 1962, Nancy in pool, confiscata insieme ad altre dalla polizia di Santa Cruz in quanto ritenuta oscena”. Tra le opere in mostra alcuni tra gli scatti più controversi del fotografo dallo spirito libero, scomparso nel 2000, che ha combattuto tutta la vita, dalla sua fattoria nel New Mexico ritrovo di artisti e figli dei fiori, per dare dignità ai suoi nudi che visti con gli occhi smaliziati di oggi fanno perlopiù tenerezza. A Modena è visibile, inoltre, anche la maquette originale di World of flesh, libro del 1966 rifiutato da vari editori e mai pubblicato perché ritenuto troppo esplicito.

Fondazione Fotografia, Modena

dal 13 settembre al 2 febbraio 2014

Info: www.fondazionefotografia.it

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