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La biennale di Lione

La temperatura media prevista durante tutto settembre si aggira intorno ai 12 gradi e le precipitazioni in ordine di millimetri sono stimate all’86,4. Detto in altre parole, non c’è forse un periodo migliore che questo per visitare Lione, lontano dai turisti e alla ricerca della vera natura (evidentemente umida) della città. Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1998, Lione da sette anni prima ospita un anno sì e uno no la biennale d’arte. L’evento fondato da Thierry Raspail e Thierry Prat copre gli spazi lasciati da un’altra biennale che i due hanno trovato già in città, quella di danza. Calcolando la divisione dei due eventi seguendo gli anni pari (il ballo) e gli anni dispari (l’arte) è evidente che quest’articolo parlerà della biennale d’arte contemporanea.

La storica manifestazione vanta come direttori, tra i tanti, Harald Szeemann, chiamato all’appello per gestire il tema dell’altro nel 1997 e Hou Hanru, al momento direttore artistico del Maxxi capitolino ma nel 2009 a capo della biennale sotto il titolo Lo spettacolo del quotidiano. L’ultima edizione (2011) è stata affidata a Victoria Noorthoorn che ha deciso di trattare l’ossimoro La terribile bellezza. Gunnar B. Kvaran è invece il direttore di questa biennale dal tema i meccanismi della narazione. La speranza che ci sia ancora qualcosa da raccontare e che esistano ancora dei modi per farlo anima questa edizione che come scrive nella presentazione dell’evento Kvaran “raccoglie insieme artisti provenienti da tutto il mondo che lavorano nel campo narativo e sperimentale. L’esposizione mette in primo piano l’inventiva di creativi che hanno saputo raccontare storie inedite sconfiggendo schemi tradizionali”.

Dal 12 settembre al 5 gennaio, così, Lione viene invasa da una pioggia di opere e di artisti raccolti in cinque location differenti come la chiesa saint Just, la Sucrière e il museo d’arte contemporanea. Non mancano i grandi nomi dell’arte contemporanea, Yoko Ono, Jeff Koons, Matthew Barney ma il direttore sa bene che una biennale deve testimoniare lo stato dell’arte attuale e così lascia ampio spazio a giovani artisti più o meno emergenti del panorama internazionle (tra i quali, fra parentesi, mancano del tutto i nostri connazionali). Insomma, se i 12 gradi e l’alta possibilità di precipitazini vi spaventa, sappiate che l’arte contemporanea accoglie i suoi fratelli dispersi con un tetto sopra la testa e dei lunghi termosifoni.

Fino al 5 gennaio; biennale, Lione; info: www.biennaledelyon.com

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