Valore cultura

Roma

È iniziato ieri al Senato l’esame del decreto legge Valore Cultura, preparato dal ministro dei Beni culturali, Massimo Bray e approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso due agosto. Si tratta di un provvedimento che potrebbe portare innovazione e sostanza al mondo culturale italiano. Il decreto prevede, infatti, una serie di importanti interventi come l’istituzione di un direttore generale del Progetto Pompei, finanziato con 105 milioni di euro di fondi europei; la riassegnazione totale degli introiti della vendita dei biglietti dei siti culturali al Mibac; lo stanziamento di 8 milioni di euro per il completamento dei Nuovi Uffizi; un altro stanziamento di 4 milioni per la realizzazione del museo della Shoah a Ferrara; un tirocinio di 12 mesi per 500 laureati under 35; 90 milioni per il tax credit per il cinema; 5 milioni per un tax credit sulla musica; un fondo di 75 milioni per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e maggiori facilitazioni per effettuare donazioni al settore culturale. Ma non mancano le polemiche. Rispetto alla prima stesura approvata in Cdm, secondo quanto riferito da Andrea Marcucci, presidente della commissione Istruzioe e Beni culturali, che sta esaminando la normativa, nel corso della conversione in legge del decreto potrebbero essere approvati degli emendamenti che permetterebbero di semplificare alcune norme, in modo particolare sulle piccole donazioni, sulla possibilità per i locali con massimo 200 sedute di poter organizzare musica dal vivo con una semplice autocertificazione, sull’abolizione del patentino per i proiezionisti delle sale cinematografiche, sull’estensione del tax credit alle fiction e sulla esclusione dei teatri stabili e delle istituzioni culturali dai tagli della spending review.

Per i prossimi giorni, quindi, gli occhi saranno puntati sui lavori parlamentari per sapere come cambieranno eventualmente le destinazioni dei fondi che Bray, con molta fatica, ha reso fruibili per il comparto cultura. Il decreto dovrà essere convertito dal Senato entro la terza settimana di settembre. E le pressioni non mancano. Soprattutto da parte del mondo dello spettacolo. Il timore è che la sindrome da spending review possa indurre la commissione a operare dei tagli. L’Associazione generale italiana spettacolo ha già manifestato le sue rimostranze: «È indispensabile che vengano esclusi dal nuovo taglio della spending review riguardante il contenimento della spesa per i consumi intermedi – ha sottolineato l’Agis – la nostra richiesta è che in sede di conversione del decreto legge sia prevista l’esclusione dei teatri stabili a iniziativa pubblica, e degli altri enti interessati, da questo taglio che va ad aggiungersi a quelli già inferti, nel corso degli anni, all’intero settore dello spettacolo con la riduzione delle risorse destinate al Fus (Fondo unico per lo spettacolo)». Se gli Stabili non venissero esclusi dal nuovo taglio, fanno notare dall’associazione, si vedrebbero costretti a restituire allo Stato parte dei contributi regolarmente assegnati con evidenti gravi problemi di gestione dei propri bilanci. Il nodo non sarà semplice da sciogliere. Ma le spernze dell’Agis sono sostenute anche dall’Associazione nazionale dei comuni italiani, che proprio ieri ha presentato un emendamento a supporto degli enti che propongono spettacoli dal vivo. «Abbiamo chiesto che il Fondo unico dello spettacolo venga portato a un livello che garantisca il funzionamento di tutte le strutture dello spettacolo dal vivo (almeno 450 milioni di euro) e che, oltre al giusto disegno di risanamento delle fondazioni in difficolta` per indebitamento, si premino anche gli enti che hanno gestito il bilancio in modo virtuoso – ha spiegato il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni in rappresentanza dell’Anci – abbiamo inoltre richiesto l’abrogazione della figura del supervisore ministeriale che renderebbe la gestione degli enti complicata e farraginosa». E a questo si sono aggiunte altre interessanti proposte. Come, ad esempio, l`esenzione dal pagamento della Siae per i piccoli spettacoli gratuiti (meno di 200 spettatori); la possibilità per le biblioteche comunali di ottenere degli sconti sugli acquisti di libri maggiori rispetto all`attuale 20% previsto dalla legge, che ha fatto diminuire sensibilmente il volume degli acquisti da parte delle stesse.

Non resta che aspettare l’esito dei lavori con l’unico auspicio che il segnale propositivo e di grande innovazione lanciato con la presentazione in Cdm del testo del due agosto non cada nella triste ghigliottina del rigore e dell’ottusità. E soprattutto che non venga tradita la fiducia del ministro Bray, che proprio il due agosto twittava, orgoglioso e soddisfatto per il suo parziale lavoro: «La cultura è Italia».