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Leone d’oro al Sacro Gra

Una notizia speranzosa è arrivata due giorni fa da Venezia: il cinema italiano forse è in ripresa e ci possiamo aspettare che faccia capolino una nuova intensa stagione di film e documentari made in Italy. Sacro Gra è il titolo della pellicola del regista Gianfranco Rosi che ha trionfato alla settantesima mostra del cinema, aggiudicandosi il Leone d’oro. L’origine dell’idea ha del poetico, le fascinazioni del paesaggista-urbanista Nicolò Bassetti si sono fuse con le suggestioni derivate dal saggio La macchina celibe di Renato Nicolini. Il primo, come un moderno flaneur, seguendo i dettami contenuti nel libro, ha percorso a piedi, in venti giorni, i confini di quello che da Fellini era definito un anello di Saturno. Da quest’insolita esperienza, e da un precedente progetto cominciato da Gianfranco Rosi è nato il documentario che, come un calice del sacro Graal, racchiude storie poetiche, incontri di una religiosità quotidiana e personaggi di vita vera, di un realismo romano che ricorda film dei tempi passati. Novanta minuti collezionati in anni di lavoro a contatto con personaggi normali e straordinari come un pescatore di anguille, un barelliere del 118, un nobile piemontese e un palmologo. Il regista commenta così la scelta dei protagonisti, tutti non professionisti: «La grande crisi del nostro paese non è tanto una crisi economica, che è un elemento ciclico della storia, ma è una crisi d’identità. Per questo per me è stato importante trovare personaggi di grande personalità». È così che uno di quegli spazi urbani più anonimi e spersonalizzanti per eccellenza, uno di quei nonluoghi della modernità, diventa un ambiente dotato di vita, abitato da persone reali che lo umanizzano. Bernardo Bertolucci, presidente della giuria, ha commentato così la vittoria del film: «Volevo essere sorpreso e il film di Gianfranco Rosi è un film sorprendente. È riuscito seguendo il suo talento come one man a farci affezionare e scoprire dei personaggi. Il tutto con un grandissimo stile».

Al di là della piena soddisfazione per il Leone d’oro assegnato a un film italiano in concorso, si scatenano le critiche di chi sostiene che il premio non sia stato appoggiato da tutta la giuria, ma che la scelta sia stata fortemente voluta dal suo presidente. Tuttavia, come riporta la Repubblica di oggi, il direttore della biennale Alberto Barbera smentisce: «Bernardo non ha imposto nessuna scelta, non c’è stata manipolazione, la riunione finale della giuria è durata tre ore e mezza senza risse». Tuttavia, bisogna pur dire che non c’è stata l’unanimità nella votazione del film. D”altronde, l’unico voto unanime è stato per la coppa Volpi al greco Thamis Panou, l’attore di Miss Violence, film di Alexandros Avranas, che ha interpretato il tema della disgregazione della famiglia e della violenza domestica, aggiudicandosi il Leone d’argento. La coppa Volpi alla miglior attrice è stata assegnata ancora a un’italiana, Elena Cotta per Via Castellana Bandiera di Emma Dante. Per quanto riguarda la categoria Orizzonti il miglior film se lo aggiudica Robin Campillo con Eastern Boys, dedicato «a tutti gli immigrati che attraversano le frontiere», come afferma il regista. L’Opera Prima, premio Luigi De laurentis, va invece a White Shadow di Noaz Deshe, prodotta da Ginevra Elkann, Noaz Deshe, Francesco Melzi d’Eril e coprodotta anche dall’attore americano Ryan Gosling. Come già preannunciato da molti, a Philomena di Stephen Frears, accolto in sala da una vera standing ovation, viene assegnato il premio per la miglior sceneggiatura (Steve Coogan e Jeff Pope).

Nonostante queste vittorie, il cinema italiano ancora non brilla di luce propria, ed è lontano dal raggiungere i traguardi che era solito conquistare durante il suo antico splendore. Anche se quest’anno si è assistito a un incremento di film in concorso al festival, ciò non significa che alla quantità sia corrisposta la qualità e, conclude il direttore: «non basta qualche commediaccia che arricchisce solo il produttore a ricreare il legame tra il pubblico e i film nazionali». Insomma, per i registi italiani la strada verso una risalita qualitativa è ancora lunga da percorrere. Intanto ci godiamo questa vittoria in attesa della prossima.

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