Il concetto di confine

Ha inaugurato lo scorso 24 agosto la mostra collettiva intitolata Contemporanea, riflessioni dal presente, un progetto espositivo presentato all’interno della programmazione del Todi festival. Il palazzo del Vignola in città ospita, nelle sue sale, un percorso visivo che mette in relazione differenti cifre stilistiche appartenenti a diciotto artisti coinvolti nel progetto. Claudio Abate, Antonio Guccione, Laura Canali, Antonio Todini, Nicola Rosati, Graziano Marini e Carlo Modesti, sono alcuni dei nomi protagonisti dell’esposizione in cui le diverse matrici estetiche e tecniche affrontano le tematiche centrali della ventottessima edizione della manifestazione: linguaggi eterogenei  che parlano del teatro e della cultura araba. Fotografia, pittura, scultura, installazioni, un variegato vocabolario creativo che interpreta e disegna nuovi linguaggi, nuove forme espressive dedite a raccontare mondi altri che si legano profondamente alla nostra nozione di contemporaneità. In occasione dell’inaugurazione abbiamo incontrato uno degli artisti presenti alla mostra, Laura Canali, la sua pittura trae origine dal lavoro di illustratrice geo politica, le sue mappe disegnano scenari poetici, geografie emozionali in forte connessione con la realtà che ci circonda.

La tua formazione trae origine dal lavoro di illustratrice, come è nata la passione per la pittura e come coniughi queste diverse matrici espressive?

«Sono un’esperta di cartografia e collaboro da venti anni con la rivista di geo politica Limes. Il mio approccio alla pittura  mi ha sempre accompagnato, ho frequentato una scuola d’arte, provengo da quel tipo di formazione che ho poi mutuato nel mio lavoro all’interno di Limes dove mi sono specializzata nella realizzazione di mappe. All’inizio non conoscevo le questioni in seno alla geo politica, è stato un percorso complesso che però mi ha condotto a interpretare le parole attraverso l’utilizzo di simboli, mano a mano ho superato le difficoltà e ho creato una mia personale cifra linguistica, ho costruito il mio stile cercando di divenire un trait d’union tra le immagini e le parole. Nel corso degli anni ho notato che questo modo di approcciarmi alla figura ha generato dei fruitori delle mie mappe che attraverso le illustrazioni che compongo riescono a percepire con chiarezza i concetti espressi negli articoli della rivista».

Nel percorso espositivo di Contemporanea, riflessioni dal presente i tuoi lavori sono fortemente legati alla poesia, qual è stato il procedimento che hai adottato, hai selezionato prima le parole o hai affidato alla figura le tue suggestioni letterarie?

«Ci sono due tipi di lavori in questa mostra, alcuni sono frutto di una commissione come nel caso dell’opera intitolata La radice dell’essenza dove attraverso una poesia di Pasolini omaggio la figura di Marylin Monroe, altri dipinti invece sono frutto delle mie suggestioni, del mio istinto. La radice della mia attività di illustratrice è ben visibile, tendo a definire alcune mie opere prodotti di una geo poetica. Un dipinto, tra quelli esposti, è esemplare di questo procedimento, attraverso la poesia di uno scrittore palestinese ho parlato della situazione israeliana affidandomi anche alle mappe geografiche dove è visibile l’evoluzione territoriali di queste nazioni colpite da conflitti sanguinari. Il poeta parla della sua casa d’origine a cui personalmente ho voluto dare forma. La mia pittura nasce anche dal mio istinto, da tranci di vita vissuta, momenti a volte dolorosi ma che cerco di accompagnare sempre con il colore. I colori sono per me un’esigenza, il fulcro espressivo della mia arte».

Sono differenti le matrici estetiche ed espressive che caratterizzano i tuoi lavori, quali sono i concetti portanti della tua ricerca artistica?

«La mia elaborazione del concetto di confine credo sia una delle matrici fondamentali della mia ricerca. La nozione di confine penso sia quanto di più falso possa esistere, ma la memoria, in questo senso, è la chiave di lettura per non dimenticare come questa idea abbia portato morti e sangue. Ripenso spesso alle poesie di Andrea Zanzotto, che  parla della prima guerra mondiale, di come centinaia di persone hanno perso la loro vita per le differenti visioni di confine. Esiste un luogo sul Piave chiamato l’isola dei morti, vi è un albero nato dentro un teschio che è divenuto il simbolo di quel territorio.Il poeta aveva notato che quel posto sorgeva nella faglia tettonica Periadriatica, la profondità in cui si trovano quelle persone decedute corrisponde alla linea che giunge fino al centro della Terra, è un caso che vi sia un legame tra i due eventi, ma questo caso ci permette di riflettere su di un concetto incredibilmente forte. Per me, per la mia poetica, siamo parte di un tutto, un insieme di immagini, sensazioni, atti che percepisco attraverso i colori, nonostante la drammaticità di alcuni argomenti che affronto, il colore rimane l’aspetto dominante del mio linguaggio».

Fino al primo settembre; palazzo del Vignola, via del Seminario 9, Todi; info: www.todifestival.it

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