Kaarina Kaikkonen

Shanghai

La collezione Maramotti è lieta di annunciare la prossima apertura della mostra di Kaarina Kaikkonen al K11 Art Space di Shanghai, dopo la presentazione negli spazi della Collezione da febbraio 2012 ad aprile 2013. L’esposizione, frutto di una collaborazione tra collezione Maramotti (proprietaria delle opere) e K11, si compone di due installazioni dell’artista finlandese, che ha lavorato in tutto il mondo ed è nota per interventi artistici in cui i confini tra scultura, installazione, architettura e natura tendono ad azzerarsi. Kaikkonen opera intervenendo direttamente sui luoghi e reinterpretandoli, attraverso l’utilizzo di oggetti di uso quotidiano, come appunto le giacche e le camicie che sono fra i suoi preferiti strumenti plastici. Le installazioni realizzate con abiti usati, simboli di vite vissute, di persone, diventano dispositivi per preservare una memoria collettiva e personale che non deve andare perduta. I titoli delle due opere presentate sottolineano il concetto di comunità, di relazione e alludono a un percorso da compiere, e il loro aspetto monumentale convive con un’anima legata all’impermanenza e alla fragilità dei materiali che ci riporta alla fragilità del genere umano. La stessa artista dichiara «Mi piace creare un dialogo tra me, il mio lavoro e l’ambiente circostante. Mi piace anche l’idea di avvicinare ai miei lavori un pubblico che solitamente non frequenta musei o gallerie. Scelgo spesso indumenti come materiale, ma ci sono io dentro, io: tutte le opere sono autoritratti». Are we still going on? è una commissione della collezione Maramotti pensata dall’artista per la ex- fabbrica di abbigliamento di Max Mara (ora sede della collezione): è stata esposta nella Collezione per un anno con un grande riscontro di pubblico. Con quest’opera lo spazio viene ridisegnato come un luogo abitato e abitabile che assomiglia a una carena di nave. La semplice carena è sezionata in due parti che si sviluppano dal soffitto fino a tangere il pavimento con un medesimo ritmo compositivo semicircolare realizzato con camicie annodate tra loro che suggeriscono un dialogo tra maschile e femminile, tra passato e presente. Un’opera evocativa che – seppur realizzata con un intento figurativo e scultoreo – si spinge verso la dimensione di un paesaggio emotivo, attraverso l’uso dei cromatismi delicati delle stoffe delle camicie e la presenza della luce all’interno di un volume arioso e sospeso. Mentre Are We still going on? ha una forte tensione verso l’alto, alla ricerca di una prospettiva futura, From generation to generation poggia a terra: sembra un grande scheletro in cui la sequenza plastica delle giacche allude chiaramente al passaggio del tempo. Dalla fine degli anni Ottanta le giacche maschili usate sono un elemento centrale nel lavoro della Kaikkonen; la loro scelta come mezzo espressivo è legata alla morte del padre quando l’artista aveva dieci anni: indossare gli abiti paterni rappresentava all’epoca un disperato tentativo di prolungarne la presenza, ma nel corso degli anni la loro elaborazione artistica ha rappresentato una sorta di catarsi che, partendo da un episodio biografico, ha abbracciato una più ampia riflessione sulla separazione e sulla perdita. In questi lavori vita e morte, presenza e assenza, sono inseparabilmente connessi e richiamano un senso di transitorietà evocato anche dai titoli delle opere. From Generation to Generation diviene quindi una metafora della vita. Dentro di noi portiamo la storia, il passato, i nostri antenati, in modo che diventano una parte di noi; un sistema di relazioni tra generazione e generazione che consente di sapere chi siamo e a rafforzare la nostra identità individuale e collettiva. In sintesi le due installazioni scultoree dell’artista rappresentano una coralità di voci in transito e in dialogo con gli spazi sociali e sono la storia di ognuno e di tutti; una storia che veicola in modo aperto un sentimento universale e nel quale ognuno si può identificare e raccogliere ciò che vive più fortemente. In esposizione anche un video realizzato nel 2012 da Beatrice Marchi, videomaker italiana, durante i dieci giorni di allestimento dell’opera presso la collezione Maramotti dall’artista avvalendosi di un team di giovani donne.

 

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