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Biennale Magna Grecia

Il collegio Sant’Adriano di San Demetrio Corone (Cosenza) è un luogo fuori dal tempo. Nel suo periodo di massimo fulgore – a cavallo tra i secoli XVIII e XIX – fu una delle istituzioni educative più importanti della Calabria. Fu a lungo un luogo di illuminazione intellettuale, in cui nascevano e fermentavano delle idee forti e coraggiose, capaci di criticare e combattere l’oscurantismo culturale borbonico e la pavidità da esso generata. Per gli organizzatori della VII edizione della Biennale d’arte contemporanea Magna Grecia non c’è modo migliore per celebrare e far rivivere l’antico ruolo di lume culturale del collegio, che ospitando nelle sue sale e nei suoi lunghi corridoi, fianco a fianco, le opere di alcuni dei nomi più significativi del panorama artistico della seconda metà del Novecento e quelle di un gruppo di giovani talenti della scena contemporanea calabrese.

La suggestiva rinascita del binomio maestro-allievo, connaturato a questo luogo, si declina in un’infinità di snodi dialettici affascinanti che si intersecano senza forzature attraverso le quattro sezioni in cui è suddivisa la rassegna. «La scelta dei nomi storici è stata mossa dal desiderio di redigere un riassunto delle rivoluzioni artistiche che si sono susseguite dai primi anni Sessanta in avanti – spiega il direttore artistico Silvio Vigliaturo, che ha organizzato l’evento assieme al resto dello staff curatoriale del Maca di Acri –. Il punto di partenza è il nouveau realisme di un artista come Arman. Proseguendo in senso cronologico non poteva mancare l’arte povera di Mario Merz e Michelangelo Pistoletto, ma anche di quegli artisti estrosi che entravano e uscivano dalle sue fila: Piero Gilardi, Ugo Nespolo e Gianni Piacentino. Altra esperienza irrinunciabile è la transavanguardia, che viene esplicitata dai lavori di Sandro Chia e Mimmo Paladino e, in un certo senso, dalla scultura post-concettuale di Luigi Mainolfi». Ancora, a completare il gruppo dei “maestri”: le sculture funeree di Pascal Bazilé; le piccole opere di recupero del brasiliano Vik Muniz e le creazioni su carta di Mauro Benetti.

Gli “allievi”, invece, sono i giovani protagonisti della seconda edizione del progetto Young at art, attraverso cui il Maca si trasforma in promotore attivo della scena artistica calabrese. Ce n’è davvero per tutti i gusti: dalle fotografie di Marco Colonna, Salvatore Colloridi, Domenico Mendicino e Gregorio Paone, fino alla videoarte di Salvatore Insana e Giusy Pirrotta, passando per le declinazioni pittoriche di Anna Capolupo, Maurizio Cariati e Giulio Manglaviti, l’arte ibrida di Giovanni Fava e Giuseppe Guerrisi e i collage digitali di Mirella Nania.

Non finisce qui. C’è anche il focus sulla scultura contemporanea incentrato sull’arte del giovane Giovanni Longo, che propone opere ironiche, frutto di un paziente lavoro di ricerca di parti lignee di recupero, sapientemente assemblate in un secondo momento per dare vita a scheletri nudi di serpenti e lucertole. Anche il piccolo teatro del Collegio rivive grazie all’opera realizzata in ensemble dagli artisti Laura Patacchia, Antonio Gatto e dalla presidente/artista della Biennale, Maria Credidio. Le voci in equilibrio dei tre artisti dialogano tra loro su di una sorgente segnica confluendo in un unico racconto. La Biennale Magna Grecia è in definitiva un luogo di dialogo e quindi di crescita, che coinvolge tanto i visitatori, quanto gli artisti stessi che ne prendono parte. «La nostra speranza – conclude Vigliaturo – è che la rassegna faccia scaturire uno scambio fruttuoso tra i grandi nomi del passato e i giovani talenti del futuro, facendo sì che le opere dei primi trasmettano il coraggio e la spregiudicatezza dei loro autori ai secondi». Fino al 2 settembre, Collegio Sant’Adriano, via Dante Alighieri, San Demetrio Corone (Cs). Info: http://biennalemagnagrecia.com

 

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