Boston-Como

Ha avuto inizio il progetto Boston-Como, inauguratosi a nella provincia lombarda il 18 luglio, coinvolgendo ben 34 artisti, tra americani e italiani, e varie sedi espositive, come fosse una mostra itinerante da vivere mettendo a confronto l’estrosità di due paesi aperti, in questa manifestazione creativa, a un dialogo e a una ricerca parallela sull’uomo e sulla città. Nato da un idea di Fabrizio Bellanca, il progetto è stato curato da James Hull e Carolina Lio. Quella italiana non è che la prima tappa di questo evento, che l’anno prossimo si evolverà nelle strade di Boston. La visione occidentale prende corpo in un variopinto e poliedrico percorso attraverso pittura, scultura, fotografia, video, interventi performativi, installazioni sitespecif, invitando i visitatori a percorrere le vie di Como per raggiungere i differenti spazi che ospitano l’iniziativa: palazzo del Broletto, ex chiesa di San Pietro in Atrio, spazio Natta, Camera di Commercio, galleria Roberta Lietti, galleria Lopez e accademia di Belle arti Aldo Galli. Tra gli artisti selezionati per questo incontro e confronto si ricordano Tara Sellios, Agostino Arrivabene, Cristi Rinklin, Bill Thompson, Enrico Cazzaniga, Renzo Marasca, Federico Guida, Gian Marco Capraro, Luca Bidoli e lo stesso James Hull. Come scrive la curatrice, nel descrivere le ragioni che hanno spinto l’ideazione di questo progetto: «In un mondo sempre più diviso tra oriente e occidente e in cui spesso si parla di una vera e propria guerra fredda tra le due economie, è interessante chiedersi quali sono veramente i punti di forza e di omogeneità della cultura occidentale, ovvero del blocco economico e sociale costituito principalmente da Europa e Stati Uniti. L’unità è una questione solo economica o davvero esiste una cultura condivisa, uno stile di vita e un immaginario che identifica l’occidente in maniera netta?». Inoltre, Carolina Lio sottolinea: «La ricerca sarà basata su quattro pilastri principali: l’eredità stotica, la visione urbana, la rappresentazione dell’uomo contemporaneo e la dimensione estetica».

Ogni artista ha avuto carta bianca per poter esprimere liberamente il proprio pensiero, messo a frutto attraverso un determinato lavoro, che successivamente è stato contestualizzato nelle differenti sedi espositive, le quali hanno introdotto l’argomento visto da differenti possibili angolazioni. Per esempio nello spazio dell’ex Broletto si possono osservare opere che hanno a che fare con l’eredità storica della cultura occidentale, mentre alla Camera di Commercio si è dato ampio spazio a contenuti legati all’astrazione; nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio s’indaga sulla concezione urbanistica e naturalistica del mondo e sulla suddivisone dello spazio vitale. Colpisce la stravagante natura morta di Tara Sellios che provoca il pubblico con le sue immagini crude, le quali uniscono in uno stesso piatto, pezzi di carne già selezionata, resti di una cena mai iniziata, cadaveri di animale forse da cucinare. La strada disegnata ed elaborata da Cazzaniga conduce a un problema reale della città, che diventando nuova cancella la bellezza dell’antico, rivoluzionando il suolo urbano, sovvertito e violentato, mutato in asfalto a discapito della vecchia pavimentazione di sampietrini, come se con questo cambiamento venisse meno anche parte dell’identità della metropoli. Con Gian Marco Capraro si vive la magia dell’astratto, attraverso la manifestazione di paesi immaginari, di favole di bambino, dove le ombre sono anch’esse colore e vita. James Hull, pur essendo americano ci restituisce parte della nostra eredità storica, con il suo trittico di sculture dell’epoca romana antica. I corpi nell’oscuro di Arrivabene non sono che i riflessi delle nostre interiorità, parte di natura e di profondità cosmica. Fino al18 agosto. Info: 031572287; www.boston-como.com

 

 

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