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Cocktail in galleria

Quando a metà luglio si ricevono ancora inviti a inaugurazioni nelle gallerie della capitale, dopo un borioso anno, forse per via della crisi particolarmente statico, ci si pone con una certa diffidenza mista a indolenza. Eppure, c’è chi come la galleria Co2, sa sfruttare il sapore e le nuances dell’estate, mandando un invito dai colori acidi e dal titolo più che mai ammiccante: Cocktail. Cosa si cela dietro una così ben studiata policy di marketing? Tutto ci si aspetterebbe tranne che un progetto internazionale, fortemente concettuale e indipendente. Si tratta di tre appuntamenti, ciascuno dedicato alla presentazione di un artista emergente straniero al pubblico romano. Ai tre invitati è stato richiesto di invadere lo spazio della galleria con una sola opera e alcuni oggetti della propria vita quotidiana. ?Gli artisti vengono simbolicamente introdotti con una frase di presentazione scritta da un mentore, per alcuni un curatore, per altri, un artista affermato. Lo spazio della galleria diviene un luogo ibrido, da un lato, si può leggere, e tentare di interpretare, la criptica frase del curatore, dall’altro, è posizionata l’opera contornata da pochi oggetti, sul fondo, si ha un grande bancone, dove, un mixologist professionista, prepara delle edizioni limitate di cocktail in tiratura di 100, che possono esser acquistate e consumate a fronte del rilascio di un certificato di autentica.?? Dopo un primo appuntamento dedicato a Lauren Godfrey, presentata da Rosalind Nashashibi, lo scorso 18 luglio è stata la volta di George Little, giovane artista londinese, fortemente legato alla cultura, specie enogastronomica, italiana. Suo padre ristoratore, ha studiato nella scuola per chef della Toscana e George, fin da bambino, ha potuto apprezzare odori, sapori e gusti, delle specialità mediterranee. Il suo lavoro si propone come un’indagine sul cibo, sul ruolo socio-culturale che esso svolge. Nel raccontare con pittura, per lo più astratta, e installazioni concettuali una personale food history dell’incontro tra la cultura del pudding inglese – rappresentata dal resto di uno stampo riprodotto in resina – e la solarità degli agrumeti del Mezzogiorno – tratteggiata da pochi studiati elementi tra cui una tovaglia da osteria a quadretti bianchi e rossi e qualche limone – George Little riesce ad  assecondare le linee guida impartite dall’amico pittore Neal Tait, noto artista della White Cube di Londra.? Questa la provocazione lanciata da Neal per ispirare George: “Lemons are in Zurbaran of course in Manet and i think in italian art. They appear as stand in for breasts and fecundity. Sicily seems to be all about lemons, perhaps also from my trips to Naples where they serve cold tripe with half a lemon or the most amazing fresh fish”. Per l’occasione da ‘Dal Verme’, il mixologist Andrea Marziano, ha presentato la sua seconda ricetta di cocktail in edizione limitata, ideata per il lavoro dell’artista, dove limone, Rhum e menta, ben si coniugavano con i colori e il tema delle opere. Il prossimo e ultimo appuntamento è previsto per il 5 settembre con il lavoro di Samara Scott presentata da Edward Morgan. Co2 gallery, via Piave 66, Roma. Info: www.co2gallery.com.

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