Le città scomparse di Vitali

La terza tappa del progetto artistico di Velasco Vitali, Foresta rossa, a cura di Luca Molinari e Francesco Clerici sbarca alla Triennale di Milano, fino al primo settembre, dopo l’intervento all’Isola Madre di Stresa e la mostra alla fondazione Corrente di Milano che presentava in anteprima gli schizzi e i disegni del progetto. Una mostra all’insegna della pittura, oggetto 416 città scomparse, un progetto strutturato attraverso una mappatura quasi ossessiva che si configura come una catalogazione di immagini-racconto, un progetto «nato per poter dipingere», come afferma Vitali stesso. La storia di ogni singola città scomparsa non è così rilevante, poiché ogni disegno, acquerello, tela, si battezza attraverso i ricordi e le immagini interiori dell’artista; opere affascinanti perché vivono del paradosso di avere come soggetto città visibili (e visitabili) e di essere allo stesso tempo pura invenzione, comprese nello sforzo di ridurre a chiarezza realtà mitiche, a cominciare da Pripyat, la città il cui ultimo ricordo degli abitanti è la desolazione della “foresta rossa” a seguito dell’esplosione del reattore nucleare di Cernobyl. In questa mostra Vitali da prova di grande vitalità espressiva utilizzando i materiali più disparati: carta, catrame, intonaco, acrilico, olio. Oltre la scultura e l’installazione, Vitali torna al suo orizzonte, quello dei luoghi unici del fare pittorico. Si ripresentano alla memoria le parole di Cesare Pavese, quando riflette sull’idea di confine reale e immaginario, toccando quel limite in cui risiede la creazione artistica: “Là sono gli alberelli, le accidentalità, i tratti perenni del suo orizzonte. Camminandovi giunge ai confini di questo orizzonte, vi si staglia e vede di là. È in luoghi unici”. Info: www.triennale.it

 

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