Modernità e Postmodernità hanno lasciato il passo a un nuovo linguaggio artistico e culturale, più in linea con i tempi della contemporaneità, scanditi dalla velocità e orizzontalità della comunicazione e da una dialettica e un’estetica più condizionate dalle immagini e dagli spunti provenienti dal mondo di oggi. A questo nuovo movimento espressivo Aldo Carrozza, critico d’arte salernitano, ha dato il nome di Trimodernità. Un tema affrontato e presentato nella trilogia che ha scritto per Plectica: La nascita della Trimodernità; La Ranking art nella sequenza formale della pop form; Gli artisti della Rangking arte e Prologo. In questi volumi il critico spiega nel dettaglio le peculiarità che contraddistinguono le nuove rotte estetiche: «La Trimodernità in arte si misura su tre aspetti – spiega – l’impurità del medium (commistione e somma tra mezzi e materiali diversi), il carico formattato delle immagini massmediatiche (più immagini nella stessa opera, spesso derivate esclusivamente dalla storia dell’arte e dai media, vale a dire da internet, televisione, cinema e giornali) e il recupero orientante dell’arte (l’artista deve assumersi la responsabilità di dare un significato preciso alle sue opere, effettuando una selezione tematica tra le tante possibili). In questo modo, l’artista sceglie e crea una gerarchia di forme e valori: esplora la realtà che lo circonda e seleziona un ranking personale. La nuova arte della Trimodernità si chiama Ranking Art».
Sono proprio gli artisti della Ranking art, secondo Carrozza, quelli che meglio degli altri esprimono la sostanza di questo rinnovamento. Artisti come Michelangelo Pistoletto e Joan Fontcuberta sono tra i più celebri che in alcune loro opere hanno anticipato alcune linee guida della Trimodernità: come in L’orto del terzo paradiso, dell’artista italiano, un’opera ambientale, in cui si sprigiona una forte valenza etica. O nella serie Googlegramas, del fotografo spagnolo, che propone opere in cui si inserisce la riflessione sulla correttezza della gestione di informazioni presenti su Internet. Ma si parla anche di artisti che più sono stati evidentemente coinvolti dai dettami del nuovo linguaggio espressivo.
Nomi come Germano Alcar, Amelia Morelli, Raffaella Vitiello. Tutti interpreti di messaggi in perfetto stile trimoderno. Il nuovo artista si assume la responsabilità di dare un significato preciso alle opere, effettuando una selezione tematica tra le tante disponibili, dando vita, di conseguenza, a un ranking personale, da cui Ranking art. Come in Genesi e libero arbitrio: niente munnezza, della Vitiello (nella foto in alto) dove emerge la composizione creativa ternaria, gli elementi lasciano intravedere tre modalità costitutive: la composizione orizzontale a marchio cultura (il racconto di una storia a sviluppo orizzontale), la composizione verticale a marchio natura (le figure in piedi o sdraiate inserite in contesti autonomi di rappresentazione) e la composizione di profondità, legata al significato dell’opera. Carrozza legge la Trimodernità, quindi, come una declinazione della modernità e della postmodernità, che si estrinsecano in una nuova tendenza della contemporaneità. «Il declino della Modernità è più remoto rispetto a quello della Postmodernità – spiega Carrozza – tuttavia, tanto la prima quanto la seconda vivono ormai attraverso le loro terminazioni. Queste, però, anziché assottigliarsi e inaridirsi, sono destinate a incrociarsi e a intersecarsi creando condizioni di campo, da cui nascono effetti culturali e sociali originali capaci di delineare nuovi comportamenti».
Una chiave di lettura del presente che non esula da visioni immaginifiche del reale, ma che non esita a rimanere con i piedi ben ancorati nell’attualità per analizzarla e, se possibile, migliorarla. L’arte sale in politica.


