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Prampolini a Capri

Un nuovo progetto artistico coinvolge Capri per l’estate 2013. Si tratta dell’Isola futurista, iniziativa promossa dall’associazione Il rosaio che propone per questa prima edizione la mostra dal titolo Prampolini. i taccuini capresi 1946–1948, a cura di Gianluca Riccio. Tra i maggiori esponenti del movimento futurista, Enrico Prampolini era di casa a Capri nella prima metà del Novecento, anzi considerava l’isola un luogo ideale per lavorare. «Il rapporto di Prampolini con Capri – racconta Riccio – si è svolto lungo oltre trent’anni di storia. Dal momento del suo primo arrivo sull’isola nel 1919, passando per il soggiorno del 1922 in occasione del convegno sul paesaggio organizzato dall’allora sindaco Edwin Cerio, Prampolini frequenterà l’isola azzurra in modo pressocché ininterrotto lungo tutti gli anni ’20, ’30 e ’40, eleggendola a qualcosa di più rispetto a una meta estiva e facendone viceversa una sorta di vera e propria seconda casa e uno snodo nevralgico per i rapporti che l’artista emiliano tesseva con il mondo dell’avanguardia internazionale. Capri così, finirà per fare da sfondo, in modo più o meno esplicito, alle principali svolte creative del suo percorso artistico».

L’esposizione presenta una serie inedita di opere di piccole dimensioni – tre taccuini con circa 200 disegni – realizzati dopo la seconda guerra mondiale. «L’immagine di Capri che viene fuori – rivela il curatore – è quella di un luogo che inizia ad andare incontro finalmente con fiducia al futuro. Lasciati alle spalle gli anni bui della guerra, Capri, sotto lo sguardo ironico e leggero di Prampolini, diventa il palcoscenico di un’umanità spensierata, che celebra se stessa. Distese sugli scogli, a passeggio lungo le strade dell’isola, oppure direttamente davanti al nostro sguardo, ognuna delle figure ritratte dall’artista mostra il tratto di una teatralizzazione dell’ordinario, in una continua oscillazione tra stupore e autorappresentazione, incredulità e messa in posa». Il maestro modenese sperimenta nuove soluzioni formali, avvicinandosi ad un cubismo nuovo attraverso elementi tipici dell’iconografia caprese, lontano dall’originario dettato marinettiano. Temi nuovi si affacciano all’immaginario prampoliniano: nature morte, nudi femminili, scorci paesaggistici di rara bellezza. «I disegni in mostra – conclude Riccio – rappresentano un punto di vista privilegiato su una fase relativamente poco nota del percorso artistico prampoliniano, seguente la lunga fase dell’idealismo cosmico degli anni ’30 e la definitiva svolta astratta degli anni ’50. Così, in un periodo cruciale della ricerca artistica italiana come quello immediatamente postbellico, in cui aspramente si confrontano realisti e astrattisti, Prampolini compie una personalissima rilettura di Picasso e in particolare delle opere della fine degli anni ’30 del maestro spagnolo. Così facendo però, segue una strada molto distante da tutti quegli artisti, con Guttuso in testa, che cercavano e vedevano nel Picasso di Guernica un modello d’impegno civile e di grande carica testimoniale, al limite della documentarietà, cercando piuttosto nella sintesi picassiana un nuova possibilità strutturale per l’immagine e per la figura. Non c’è urgenza testimoniale o carica drammatica nel neocubismo prampoliniano di questo volgere di anni, ma piuttosto il tratto di un’ironia lieve e a tratti grottesca con cui l’artista osserva e ci restituisce le diverse figure che popolano l’isola in questi anni di rinascita postbellica».

Il percorso espositivo è arricchito da documenti d’epoca e fotografie che testimoniano quella fitta rete di artisti, scrittori e intellettuali che, insieme a Prampolini, frequentano Capri tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta (tra gli altri Alberto Moravia, Elsa Morante, Palma Bucarelli, Giuseppe Castello, Giuseppe Capogrossi, Antonio Corpora), facendo dell’isola un crocevia fondamentale nel panorama culturale italiano dell’epoca. Dal 13 luglio al 18 agosto, certosa di s. Giacomo, Quarto del Priore, Capri. Info: www.associazioneilrosaio.com

 

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