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Mino Maccari a Seravezza

Il palazzo Mediceo di Seravezza dedica un’intera mostra a uno degli artisti che meglio hanno saputo tradurre su carta la temperie della propria epoca. Oltre 120 opere di cui circa 90 inedite, per esporre la produzione artistica di Mino Maccari. A ventiquattro anni dalla sua scomparsa la mostra La commedia nell’arte, Maccari, Inediti e rari, 1920-1978, vede impegnati Piero Panati e Giuseppe Nicoletti insieme a Marco e Francesca Maccari e al fedele torcoliere Nemo Galleni nella scelta del ricco materiale da esporre. Disegni, acquerelli, pastelli, dipinti, incisioni e tecniche miste ci raccontano di soldati, commendatori, avvocati, preti e marionette soffermandosi principalmente sulle figure femminili che catturano lo sguardo dell’artista, turbano giovani uomini oppure vengono interrogate dai poliziotti o difese dagli avvocati.

«Questa mostra rappresenta una vera opportunità – spiega Franco Carli, direttore della fondazione Terre Medicee – per scoprire una produzione inedita o poco nota di Mino Maccari che aveva un legame strettissimo con la Versilia. Un personaggio particolare che non solo era un grande artista del Novecento che sapeva confrontarsi con tanti stili pittorici, ma anche un intellettuale raffinato e acuto grazie ai suoi scritti e ai rapporti con gli uomini di cultura del suo tempo come Longanesi e Montanelli». Un artista completo, come lo ha definito la critica, proprio per la peculiarità del suo tratto, vivo nelle incisioni, violento nei disegni, per le pennellate veloci e i forti cromatismi. Un linguaggio che trae ispirazione dalle illustrazioni popolari, dai disegni di Grosz, Chagall e da varie altre fonti. Ma è proprio il disegno il vero tratto distintivo di Maccari, come sottolineano Federico Zeri e Giuliano Brigranti, un disegno che diviene una vera e propria necessità, «d’altro non siam ricchi che di disegni: di null’altro capaci, né desiderosi se non di disegnare» per usare le parole dell’artista.

Con il suo spirito arguto e attento Maccari ha rivolto la sua attenzione ai costumi della società italiana che indagava ben calibrando uno sguardo satirico e critico con uno ironico e indulgente. Un artista che scorgeva nel bianco del foglio e della tela ampia libertà di espressione, una continua possibilità di ricerca senza mai cadere nella ripetizione. Fino all’8 settembre, palazzo Mediceo di Seravezza (Lu). Info: www.terremedicee.it

 

 

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