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Immagini di una storia

Dopo sei anni di ricerche arriva anche al Pac di Milano la mostra Rise and fall of Apartheid: photography and the Bureaucracy of Everyday Life, la più completa raccolta delle immagini che hanno fatto la storia dell’Apartheid. Curata da Okwui Enwezor oggi direttore della Haus der Kunst di Monaco, l’esposizione raccoglie il lavoro di quasi 70 fotografi, artisti e registi, facendo leva sul potere visivo per registrare e analizzare l’eredità dell’Apartheid e i suoi effetti sulla vita quotidiana in Sud Africa in un esposizione che oltre al valore storico, come spiega il sindaco di Milano, vuole essere arte nella storia, un percorso eccezionale nella forza creativa di un paese straordinario, dagli anni Cinquanta a oggi, fino alle ultime generazioni di fotografi.

L’apartheid rappresenta uno dei sistemi politici più repressivi e detestati mai messi a punto, sviluppatosi in Sudafrica subito dopo la Seconda guerra mondiale, nel momento stesso in cui i movimenti indipendentisti locali stavano inferendo il colpo di grazia al colonialismo. Essenzialmente di cultura neofascista, l’apartheid venne adottato nel 1948 dopo la vittoria a sorpresa del partito nazionale Afrikaner guidato da Malan. Tra il 1948 e il 1955, il partito introdusse una serie di leggi razziali draconiane che si ridussero sempre di più a meccanismi politici restrittivi. Sulla scia di queste leggi e dei sistemi utilizzati per farle rispettare, un movimento di resistenza forte e ben organizzato, si mobilitò in quella che divenne una battaglia epica contro l’attuale regime. La storia della fine dell’apartheid è complessa tanto quanto la mitologia che ne guidò l’adozione, contrassegnata da una lunga lotta che riunì lavoratori e sindacati, studenti e insegnanti, attivisti, la chiesa, artisti, scrittori, fotografi e gente comune intorno a linee politiche, sociali, razziali e di classe. Per questo la mostra, Rise and Fall of Apartheid non è la storia dell’apartheid o della sua fine in sé, ma un’analisi critica dei simboli e delle immagini attraverso le quali esso si esprimeva.

Oltre al lavoro dei membri del Drum Magazine negli anni ’50, dell’Afrapix collective degli anni ’80 e ai reportage del Bang Bang Club, sono esposte eccezionali opere di fotografi sudafricani d’avanguardia quali Leon Levson, Eli Weinberg, David Goldblatt, Peter Magubane, Alf Khumalo, Jurgen Schadeberg, Sam Nzima, Ernest Cole, George Hallet, Omar Badsha, Gideon Mendel, Paul Weinberg, Kevin Carter, Joao Silva e Greg Marinovich. In mostra anche le opere di una nuova generazione di fotografi sudafricani, tra cui Sabelo Mlangeni e Thabiso Sekgale, che esplorano le conseguenze che ancora oggi l’apartheid produce nel paese. Insieme a loro anche artisti contemporanei quali Adrian Piper, Sue Williamson, Jo Ractliffe, Jane Alexander, Santu Mofokeng, Guy Tillim, Hans Haacke e un video che raccoglie 10 animazioni di William Kentridge per un totale di quasi un’ora di proiezione.

Fino al 15 settembre. Pac Padiglione d’arte contemporanea?, via Palestro 14, Milano.

 

 

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