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In linea con la tradizione

«Mi fido dei miei istinti, della mia esperienza, del momento inatteso e della ricorrenza. Accolgo la contraddizione come occasione per fare le scelte giuste, perché creare un bel dipinto va al di là di ogni regola e strategia. Ho deciso di abbandonare i concetti in quanto essi non risolvono le problematiche della mia pittura: fondamentali sono l’osservazione e l’atto di dipingere. Mi fido della mia coscienza». Il pittore tedesco Peter Schmersal (Wuppertal, 1952) descrive così, in poche righe, se stesso e la propria arte e la sintesi è senz’altro efficace. I suoi dipinti sono, a tutti gli effetti, istintivi e immaginifici, forse un po’ kitsch in alcuni accostamenti cromatici, ma la stucchevolezza è abilmente controbilanciata da un segno convulso e pregno di un esistenzialismo che affonda le sue radici nei maestri impressionisti e post-impressionisti di fine ottocento e nelle avanguardie più miti del periodo tra le due guerre mondiali.

Se è vero che Schmersal si fida primariamente della propria coscienza, essa è senza dubbio intrisa di un amore intenso e una profonda conoscenza della pittura a cavallo tra il XIX e il XX secolo, tanto che, come il Rimbaud di Una stagione all’inferno, sembra voler sparire per lasciare spazio alla miriade di voci che vivono all’unisono nella sua anima: Monet, Van Gogh, Kokoschka e poi Bacon, Freud, Auerbach. Attraverso di essi filtra la lezione pittorica imprescindibile di un passato ancora più antico: quello di Velazquez, Zurbarán, Goya, Caravaggio e Cranach. Schmersal porta a soluzione il gioco di citazioni, o di fine appropriazionismo, con estremo gusto e abilità e tanto basta per farne un pittore degno di nota in un’epoca in cui lo spazio per la novità nelle arti tradizionali è pressoché inesistente. Per di più, non si può dire che egli sia un artista ricorsivo e monotono: le opere in mostra, fino al 20 luglio prossimo, alla galleria Franz Paludetto di Torino, sono ciascuna espressione di uno stato d’animo distinto che si sviluppa in soluzioni a volte pacate e raffinatamente decorative e altre volte viscerali brusche e spontanee, tipiche di un individuo per il quale vita e arte coincidono.

Fino al 20 luglio; Franz Paludetto, via Stampatori 9, Torino Info: www.franzpaludetto.com/site

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