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Arte e impresa

L’arte come tassello strategico del fare impresa. Nella tradizione italiana questo binomio ricorre spesso leggendo la storia del mecenatismo, del collezionismo e del mercato. Nella concezione illuminista quando l’economia viveva momenti di crisi lo scambio di idee e di stimoli culturali prendeva il sopravvento, teneva in piedi il sistema economico e non cedeva ai morsi della recessione. Oggi è esattamente lo stesso. Lo ha ricordato ieri Armando Massarenti, direttore del supplemento Cultura del Sole 24 Ore, in un incontro promosso dal Maxxi incentrato proprio sul rapporto tra arte e impresa, insieme alla padrona di casa Anna Mattirolo, l’head di Sky Arte Hd Roberto Pisoni, Roberta Ceretto, imprenditrice dell’omonima azienda vinicola e il gallerista Claudio Guenzani. Il mercato dell’arte oggi non dà particolari segnali di crisi. E questo anche grazie al fatto che i principali attori della scena economica, gli imprenditori, continuano, per motivi diversi, a ritenere le opere d’arte un importante investimento funzionale ai loro profitti. La dimostrazione lampante di questa realtà è l’apertura, otto mesi fa, di un canale tematico sulla piattaforma Sky, dedicato interamente all’arte. Un’esperienza che sin da subito ha dato prova dell’efficace intuizione di mercato che ha ispirato il progetto. Sono stati attratti significativi sponsor, il principale dei quali è Enel, si è sperimentato un linguaggio contemporaneo con cui comunicare e raccontare i processi dell’arte e si sono messe in piedi delle valide sinergie con partner internazionali. Risultato: un boom di abbonati, fascia di età compresa tra i 28 e i 54 anni, e un successo che denota l’esistenza di un pubblico tutt’altro che disinteressato alla cultura e all’arte.

Ma l’altra testimonianza che rappresenta la forza del binomio tra arte e impresa è sicuramente la storia dell’azienda vinicola Ceretto. Il bello e il buono sono, soprattutto in Italia, una coppia vincente. I Ceretto producono il Barolo e il Barbaresco nelle Langhe, in Piemonte, e sono riusciti a rendere familiare e diffuso il loro marchio grazie a fondamentali investimenti: hanno affiancato la loro etichetta a una spiccata sensibilità artistica, promuovendo la realizzazione di installazioni, quadri, sculture e strutture all’interno delle loro proprietà. Così, dagli anni ottanta a oggi il loro brand è diventato un cult grazie alla variopinta Cappella immersa tra i filari di vite, realizzata da David Tremlett e Sol Lewitt, o per il Cubo, progettato dagli architetti Luca e Marina Deabate e dalla Polar Glass. Oggi l’azienda Ceretto ha una sua collezione privata e una Casa d’artista, che viene concessa ad artisti di tutto il mondo desiderosi di sprigionare la loro creatività al servizio dell’azienda. «E pensare – ha raccontato divertita la Ceretto al Maxxi – che David Tremlett non ha voluto essere nemmeno pagato in soldi. Ci ha chiesto solamente una bottiglia di Barolo a settimana per tutto il resto della sua vita». Oggi questo interessante polo culturale e produttivo della provincia di Cuneo attira dalle 30 alle 40mila persone all’anno, curiose di assaggiare i potenti aromi del vino in un contesto in cui la natura e l’ingegno abbracciano i sensi e inebriano il cuore.

Ecco quindi come i soggetti economici diventano promotori di strategie culturali. E all’appello non mancano le banche, con le loro fondazioni, che sono diventate (come ampiamente raccontato in un servizio di Insideart http://www.insideart.eu/2013/01/31/i-nuovi-mecenati/) i principali mecenati di oggi, con spazi e collezioni che restano i principali protagonisti di una tradizione tutta italiana.

Ma sopravvivono, purtroppo, delle criticità in tutto questo scenario. Il collection managment e la brand identity si confermano una prerogativa ancora strettamente legata alle logiche private. Il pubblico stenta a carpire l’utilità dell’investimento artistico e dei suoi benèfici effetti per lo sviluppo e per la promozione e il sostegno dell’arte stessa. Con la conseguenza che esiste oggi un vuoto normativo e un’assenza di regolamentazione tecnica. Servirebbe una fiscalità di vantaggio per chi decide di investire nell’arte e nella cultura, tanto per iniziare, come anche una maggiore sostenibilità della sinergia tra pubblico e privato, senza troppi vincoli burocratici e con più fiducia. Nei prossimi incontri del Maxxi (il 3 e il 10 luglio) saranno affrontati anche questi argomenti, con l’augurio che anche da parte della politica arrivino segnali più incoraggianti ed efficaci a beneficio chi, ad oggi, continua a rappresentare una grande salvezza per gli artisti contemporanei.

 

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