Il tempo della modernità

Roma

In occasione dell’anno culturale Ungheria-Italia 2013, inaugura presso la Galleria nazionale d’arte moderna la mostra a cura di Mariann Gergerly con la collaborazione di György Szücs. Attraverso oltre 140 tra quadri, opere su carta, fotografie e documenti, la mostra presenta l’arte ungherese nel tumultuoso periodo storico che corrisponde al primo quarto del Novecento nel suo incontro con la modernità: dal neoimpressionismo alle avanguardie, passando per il cosiddetto fauvismo ungherese. Modernità e tradizione, avanguardia e folklore, suggestioni straniere e atmosfere locali: sono questi i due poli intorno ai quali gravita l’esposizione, articolata in sei sezioni dedicate ognuna ad uno dei momenti salienti dell’epoca d’oro dell’arte ungherese. Sono gli anni in cui rientra da Parigi il nabis ungherese József Rippl-Rónai, in cui si cominciano a conoscere le canzoni popolari raccolte da Béla Bartók e si pubblicano nuove riviste di arte e letteratura. In quel tempo irrompono sulla scena artistica i pittori che a Parigi avevano seguito gli insegnamenti di Matisse e che – a contatto con l’esperienza della pittura en plein air promossa nella colonia di pittori di Nagybánya – danno vita al Gruppo degli Otto. All’esuberanza cromatica degli Otto si affianca il rigore intellettuale del costruttivismo ungherese, che si sviluppa al di fuori dei confini nazionali dopo la caduta della repubblica ungherese dei Soviet. La mostra approfondisce inoltre i significativi rapporti con l’Italia.