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Felix Gonzalez–Torres

Tra la fine degli anni ottanta e gli inizi dei novanta, Felix Gonzalez–Torres ha trascorso lunghi periodi in Italia. Durante la permanenza al castello di Rivara, in occasione della mostra Itinerari del 1991, ha pensato e realizzato la doppia installazione, composta da due specchi circolari, disposti uno accanto all’altro – Untitled (Loverboy) – e di quattro lunghe tende di leggero tessuto azzurro lasciate cadere davanti alle finestre aperte, Untitled (March 5th)#1. L’opera è il racconto amaro e disincantato di una perdita, quella del compagno Ross morto di AIDS nel 1989. Come altri gli altri lavori dell’artista, è un’installazione minimale dove oggetti d’uso quotidiano si caricano di nuovi significati. La ricerca di Gonzalez–Torres si è mossa miscelando la sfera pubblica e quella privata, alla ricerca dei possibili punti di contatto. Come artista, ha scelto di divulgare la sua vicenda personale, quella d’immigrato cubano trasferitosi negli States, l’omosessualità e la malattia condivise con il compagno di vita, e scelto di parlare di sé in maniera indiretta, caricando di pathos oggetti comuni, con estrema poesia, senza retorici sentimentalismi. La semplicità della rappresentazione, insieme a una intensità che supera le parvenze, ha reso tutti i suoi interventi disarmanti e carichi di un’emotività straordinaria. I temi dell’amore, della malattia, della morte, sono scritti dentro a una pila di fogli, si nascondono in un mucchio di caramelle (corrispondente al peso di una persona malata), sono rappresentati nella foto di un letto matrimoniale sfatto, il suo, usata come manifesto pubblicitario e affisso per tutta New York.

Franz Paludetto

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