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Visual arts alla Pelanda

Alla Pelanda ex Mattatoio di Testaccio si svolge Visual arts accolta presso Factory – Spazio giovani Roma capitale. La nuova edizione della manifestazione, Ho qualcosa da dire e da fare, si compone di sei progetti realizzati da curatori che non superano la soglia d’età di 35 anni. I giovani artisti scelti, italiani e stranieri, incentrano le loro ricerche su vari linguaggi e rappresentano le nuove leve del panorama romano. Maila Buglioni presenta 1_Mb67_11, opera audiovisiva di Scual & Ynaktera. Helia Hamedani cura Artisti nomadi in città d’arte, in cui la cultura estera del paese d’origine dei creativi coinvolti – Iulia Ghita, Despina Chiaritonidi, Leila Mirzakhani, Navid Azimi Sajadi, Maziar Mokhtari, Yiannis Vogdanis – si fonde con la loro formazione romana. Roberto D’Onorio con il progetto Refuse porta alla riflessione sulla cognizione erronea del passato e sullo sfasamento che ciò produce nell’oggi attraverso i lavori di Filippo Berta, Annabella Cuomo, Silvia Giambrone, Alex Munzone e Sergio Salomone. Francesca Casale presenta la doppia installazione di Andrea Martinucci È così difficile dimenticare il dolore.

Ci soffermiamo più specificatamente su Delicata mutevolezza a cura di Martina Adami ed Essere io non ha misura a cura di Daniela Cotimbo, Sara Fico, Laura Loi e Giulia Zamperini. Delicata mutevolezza è la doppia personale che coinvolge le artiste Milena Cavallo e Chiara Dellerba: i materiali da loro utilizzati sono leggeri, quasi effimeri, ed entrambe presentano elementi che tendono alla smaterializzazione, alla scomposizione, a rappresentare una società in continuo cambiamento. Milena Cavallo parte dalla perdita di identità dell’individuo per creare, attraverso acquerelli, moltiplicazioni di parti umane, corpi all’interno di corpi, e paesaggi che dalle fattezze umane traggono le loro linee morbide. Chiara Dellerba disegna volti dal tratto delicato uniti a forme di piedi accennate tramite cere dal colore quasi impalpabile, a cui fa da contraltare un’installazione in cui si manifesta la relazione fra l’architettura lignea smembrata e batuffoli di carta: si stabilisce il rapporto fra la disgregazione del corpo e la disgregazione dei materiali scultorei. Attraverso la disgregazione, lo scioglimento della corporeità, la sovrapposizione di parti umane e le tecniche lievi, le due artiste sviluppano il pensiero sulla fragilità che caratterizza la contemporaneità.

All’interno della mostra Essere io non ha misura ogni curatrice si sofferma su due artisti che riflettono sul tema generale delle relazioni fra l’io e ciò che lo circonda da punti di vista diversi che possono essere realistici o poetici, descrittivi o fantasiosi, scientifici o tecnologici o quotidiani. Daniela Cotimbo introduce Cristina Falasca, che crea due grandi organi acustici che mormorano parole dal suono distorto per far riflettere sul rapporto con l’altro e sull’identità, e Ignazio Mortellaro, che espone sei lavori diversi fra cui la grande installazione realizzata con polvere di cemento: l’artista vi ha camminato sopra lasciando le sue tracce come in un moto circolare perpetuo a significare l’essere che ritorna a vivere in maniere ogni volta differenti. Laura Loi cura Mauro Vitturini e Arnaud Eeckhout, che si relazionano a distanza in una installazione video a due canali per parlare dei rapporti virtuali, e Edoardo Aruta, che attraverso oggetti ci conduce ad addentrarci nelle piccole realtà del quotidiano. Sara Fico presenta tre lavori di Nicole Voltan che analizzano il misurarsi dell’uomo con l’universo tramite le costellazioni che l’artista rappresenta in un wall drawing, riunendole in uno schema complesso, e in un installazione in cui il pensiero entropico è centrale, insieme a due opere di Franz Rosati: la prima si identifica in due immagini che si specchiano sottolineando il nesso fra unicità e diversità all’interno del singolo, la seconda è un video in cui un software genera elementi che vivono di vita propria. Infine Giulia Zamperini porta in esposizione José Angelino che attraverso gas Argon intrappolato in strutture di vetro crea microcosmi dove la scarica elettrica genera luci ogni volta diverse con l’intento di trasmettere il messaggio per cui dobbiamo superare gli ostacoli che incontriamo, e Sara Spizzichino: il suo video, in cui un uomo trucca una donna, conduce a riflettere sulla volontà di cambiare se stessi e gli altri, mentre nell’installazione, a sedute di chiese Spizzichino sovrappone cuscini con bandiere di Stati a significare come i governi attuino una politica che somiglia a quella religiosa. Il 24, 25, 26, 31 maggio – 1,2,7,8,9 giugno 2013 Pelanda Ex Mattatoio di Testaccio, piazza Orazio Giustiniani 4, Roma. Info: 060608; www.incontragiovani.it

 

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