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Cattedrale, una stanza in più

Inaugura il prossimo 23 maggio Cattedrale, la nuova stanza che arricchirà il progetto artistico del Maam acronimo del Museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz. Lo spazio Metropoliz è un laboratorio creativo di avanguardia, una sorta di esperimento antropologico dove si intrecciano le vite di duecento persone che vivono negli ambienti occupati dell’ex salumificio Fiorucci. Cattedrale è il frutto del lavoro di tre artisti: Cristiano Petrucci, Gianni Asdrubali e Veronica Montanino hanno contribuito a dare vita ad un luogo suggestivo, un ambiente in cui nascono processi di osmosi creativa. Durante la serata d’inaugurazione la stanza diverrà il set di molteplici sperimentazioni audio – visive grazie all’intervento del duo Breaking wood: Cristiano Petrucci e Alessandro Altarocca eseguiranno brani del loro repertorio elettronico sperimentale che renderanno Cattedrale un’opera artistica totale. In occasione dell’apertura della stanza abbiamo incontrato Giorgio De Finis curatore e ideatore del progetto che ha spiegato la genesi di questo ambizioso e interessante lavoro.

Come prima cosa, parlaci del Maam, di cosa si tratta e come si sviluppa nel contesto dello spazio Metropoliz?

«Il Maam è un progetto artistico condiviso che nasce come naturale prosecuzione del cantiere cinematografico e d’arte space Metropoliz. I relitti generati da un anno di lavoro intensissimo incentrato sull’avventura spaziale autonoma di un gruppo di migranti e precari, coadiuvato da artisti del calibro di Cesare Pietroiusti, Gian Maria Tosatti, Guendalina Salini, Lucamaleonte, Sten & Lex, Mr. Klevra, Diavù, Stalker, Collettiva Geologika, Angelo Bellobono, Antonello Viola, e da decine di altri avevano già di fatto trasformato Metropoliz in un museo. Ma l’idea di utilizzare il contro dispositivo museale per il nuovo gioco che avrebbe preso il posto del viaggio sulla Luna è nata dopo aver toccato con mano che l’arte ha davvero una marcia in più per trasformare il mondo».

Come è iniziata l’avventura di space Metropoliz?

«Space Metropoliz è un film, ma non solo. Il grande razzo costruito per permettere agli abitanti di questa fabbrica dismessa alla periferia di Roma di raggiungere un nuovo mondo dove ricominciare, è stato pensato come un cavallo di Troia per varcare il cancello del civico 913 di via Prenestina e poter raccontare in un modo nuovo la storia dei duecento migranti e precari che quattro anni fa hanno deciso di forzare la serratura e fare di un ex salumificio la loro casa. Il progetto, che è durato un anno, è stato realizzato nel 2011 e ha trasformato questo luogo di emarginazione in uno dei punti più vitali della città».

Quali sono i progetti del Maam che finora sono stati realizzati e quali artisti sono stati coinvolti?

«Il Maam ha meno di un anno di vita. Sono molti gli interventi che ha ospitato e promosso. I più significativi sono senz’altro l’eccezionale lavoro site specific di Veronica Montanino per la ludoteca di Metropoliz, la stanza dei giochi, per la quale ha realizzato un muro anche Alice Pasquini e la pinacoteca Domestica Diffusa, che è nata per trovare un posto alle opere invendute che ci erano state donate proprio per finanziare la ludoteca e che gli artisti hanno comunque voluto lasciare al museo. Non volevo destinare una stanza a questa collezione, mentre l’idea di collocare i lavori nelle case di Metropoliz, lasciando agli abitanti la possibilità di scegliersi l’opera che più gli piaceva si è rivelata vincente. Ho chiesto a Carlo Gianferro di fotografare la pinacoteca diffusa realizzando dei ritratti di famiglia con opera, così oltre alla documentazione che ci occorreva abbiamo guadagnato un ulteriore contributo artistico».

Il prossimo intervento riguarderà il lavoro dell’artista Cristiano Petrucci, cosa realizzerà per il Maam?

«Cristiano mi ha proposto un rosone come quelli delle cattedrali romaniche solo fatto di alieni, un’opera particolarmente in linea con lo spirito dichiaratamente outer space che ormai sembra caratterizzare Metropoliz. Proprio nella stanza di fronte, quella destinata alle cene della cucina meticcia, c’è il grande muro di Lucamaleonte intitolato An amazing adventure in space, dove terrestri e alieni si combattono, un lavoro ispirato ai b-movie degli anni Cinquanta. Ci abbiamo messo pochi minuti, io e Cristiano, a capire dove avremmo dovuto collocare questa nuova opera una stanza senza finestre con un magnifico pavimento bianco e nero, un focus che ci ha fatto subito pensare a una chiesa. In realtà questo nuovo spazio ospiterà un pub e, data la pressoché totale assenza di luce naturale, una sala per le videoproiezioni».

Nella stessa stanza che ospiterà Cattedrale ci saranno anche altri interventi?

«Sì, e molto importanti. Un grande muro dipinto da Gianni Asdrubali, che proprio in questi giorni ha ingaggiato e vinto la sua battaglia con la Bestia, questo il titolo dell’opera, e un contributo di Veronica Montanino intitolato Momirabilia, un assemblaggio site specific realizzato a partire dai mobili e dagli oggetti realizzati dall’artista per la scenografia della pièce teatrale NO e donati al Maam. Infine un piccolo contributo di Santino Drago per la porta di ferro dal titolo quadrato/stellato/ezebrato».

L’anima di Metropoliz risiede nelle persone che popolano e abitano gli ambienti dello spazio occupato. Come interagiscono con le iniziative artistiche che organizzate e curate?

«Senza gli abitanti di Metropoliz non ci sarebbe il Maam, che è per definizione un museo contaminato dalla vita, un luogo che a volte decide anche il destino delle opere che ospita. Quelle amate e capite sono protette e custodite, come ad esempio l’orto lunare di Fabio Pennacchia, che è stato smontato e rimontato quando Metropoliz è stato a rischio di sgombero. Alcune hanno avuto, invece, vita brevissima. C’è una selezione naturale che è il vero critico d’arte del Maam. Da parte nostra noi invitiamo ogni artista a proporre un progetto che dialoghi con il luogo e che, se possibile coinvolga anche nella sua realizzazione le persone che abitano Metropoliz. È stato così per il telescopio di Tosatti, per la costruzione del razzo e delle scenografie lunari, ma anche Sten & Lex e Hogre non avrebbero potuto realizzare i loro grandi muri senza l’aiuto degli abitanti di Metropoliz.

Progetti e speranze per il futuro di Metropoliz.

La speranza è che l’esperimento che si sta realizzando a Metropoliz, quello abitativo e politico, come quello artistico e culturale, alla fine sia capito dall’amministrazione. Mi piacerebbe che se ne riconoscesse il valore per la città tutta e che sia anche un esperimento virale. La scommessa del Maam banalizzando, è quella di trasformare l’intera fabbrica in un super-oggetto d’arte collettivo.

Inaugurazione 23 maggio, MAAM museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz, via Prenestina 913, Roma; info: www.spacemetropoliz.com

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