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Dalla tela ai videogiochi

La galleria Atlantica di Altavilla, Vicenza, presenta la seconda mostra della stagione 2013, una bipersonale dedicata a due giovani artisti: Enrico Minguzzi e Mattia Noal. A cura di Ivan Quaroni, l’esposizione tocca diverse tecniche artistiche come collage, acquerello, olio su tela lungo il percorso di una ventina di opere di varie dimensioni, studiate ad hoc per la galleria vicentina. Minguzzi, nato a Cotignola nel 1981, è di certo un artista in continua evoluzione stilistica. Si sviluppa da un’iniziale pittura analitica e in seguito, attraverso vari stadi di decostruzione dell’immagine, tocca una nuova grammatica, dominata dal dinamismo e dalla contaminazione delle forme. La sua è un’osservazione ravvicinata della realtà e costruisce i suoi soggetti come in un processo di descrizione fenomenologica che successivamente scompone al fine di ottenere una maggiore mobilità formale.

Usa la fotografia e l’elaborazione digitale per creare un bozzetto dell’opera ma si tratta di una semplice linea guida, di un punto di partenza che conduce a un risultato finale profondamente diverso. Integrando figure organiche e geometriche, l’artista indaga i processi di mutazione e metamorfosi fino a raggiungere un equilibrio dinamico che annulla ogni pretesa distinzione tra figurazione e astrazione. In questo, Minguzzi sembra condividere quella comune sensibilità europea continentale che, soprattutto nelle sperimentazioni pittoriche della Leipzig Schule, ha recentemente prodotto le più interessanti novità sul piano linguistico. Come Mathias Weischer, Tilo Baumgartel o David Schnell, anche Minguzzi scardina la fissa centralità dell’immagine, dilata la dimensione dello spazio e del colore ed evidenzia la qualità ibrida e mobile delle forme.

Nella ricerca di Mattia Noal, nato a Schio nel 1984, la pittura subisce un decentramento tecnico influenzata da altre discipline come il video, la musica ma anche il videogioco. Non si tratta di decontestualizzazine dell’immagine o di smembramento di ciò che appare quanto piuttosto una prova di ricostruzione della realtà, che include inedite esperienze affettive. I dipinti mostrano l’immagine nel suo evolversi come risultato di un’accumulazione percezioni in bilico tra geometria elementare e forma compiuta. Un atto di consapevole esplorazione in un viaggio dentro se stesso riflettendo la visone irreale del reale. L’artista lavora soprattutto sull’interruzione del tempo standard e, dunque, della narrazione lineare suggerita dalle immagini, per soffermarsi sulle potenzialità generative del linguaggio stesso. Il risultato è una pittura fresca e immediata, di sicuro impatto, che lascia un vago senso di vertigine.

Fino al 22 maggio; galleria Atlantica, via Piave 35, Altavilla (Vi); Info: www.atlaticagalleria.it

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