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Polo culturale di Roma nord

Ne hanno parlato “urbi et orbi” Francesco Rutelli, Giovanna Melandri (da ministro dei beni culturali), Walter Veltroni (da sindaco e da ministro) e da ultimo Gianni Alemanno e con loro architetti, urbanisti, a cominciare da Renzo Piano, e amministratori vari. Ne hanno parlato definendolo un progetto vitale per il futuro di Roma, imprescindibile per dare una dimensione internazionale alla nostra capitale. A cosa ci riferiamo? Al polo culturale di Roma nord, quello che, per intenderci, comprende il Parco della Musica, il Maxxi e il complesso del Foro Italico. Ne hanno parlato tante persone autorevoli ma questo decisivo progetto per il futuro di Roma è rimasto finora lettera morta. Un’evenienza non troppo sorprendente per un paese come il nostro dove tra il dire e il fare c’è di mezzo una classe dirigente non sempre all’altezza delle aspettative. Ma l’idea rimane evidentemente ottima. Un polo che racchiuda bellezze come l’Auditorium di Renzo Piano, il Maxxi di Zaha Hadid e il Foro Italico di Enrico del Debbio, grazie anche alla recente apertura del Ponte della musica, continua ad essere un miraggio verso il quale non si può non puntare. Con una novità che, finalmente, potrebbe rappresentare l’occasione giusta per mettere in moto il meccanismo di riunificazione e di ottimizzazione di questi tre straordinari luoghi d’attrazione.

La novità, che pochi hanno ancora colto, sta nella congiunzione astrale che ha portato Giovanna Melandri alla presidenza del Museo del XXI secolo e Giovanni Malagò alla presidenza del Coni. La Melandri è infatti la madre putativa del più grande museo italiano dedicato al contemporaneo (firmò lei il progetto da ministro) nonché paladina storica del polo culturale unico di Roma nord. Il nuovo presidente del Coni invece si dà il caso che sia da sempre – vedi le attività svolte anche al Circolo Canottieri Aniene – un sostenitore della teoria che sport e cultura siano un connubio indissolubile. Malagò per altro è anche nel consiglio d’amministrazione della Fondazione Musica per Roma, il che certamente aiuta. Insomma, i due sono le persone giuste al posto giusto, in più si conoscono bene e si stimano. Dunque perché non approfittare di queste condizioni favorevoli e dare una bella accelerata a un progetto che finora è rimasto iscritto soltanto nel corposo libro dei sogni italici? Perché non portarsi avanti con il lavoro per poi presentare al nuovo padrone di casa, il futuro sindaco di Roma, un progetto realmente esecutivo? E lo dico ora, con il paese senza un governo e la crisi che morde la tasca e lo spirito degli italiani, perché sono convinto che soltanto attraverso il coraggio di proposte culturali di qualità si possa uscire da questa maledetto stato di depressione. Lo dico ora perché so che Giovanna Melandri e Giovanni Malagò sentono il dovere del cambiamento e l’obbligo dell’innovazione, anche d’innanzi a missioni difficili. Un polo culturale che metta a sistema gioielli architettonici di rara bellezza, conoscenze e competenze qualificanti rappresenta un’occasione imperdibile per chiunque abbia senso delle istituzioni e amore di patria. Voglio sperare che questa sia la volta giusta.

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