Indagine sul paesaggio

Immagine e suono, ovvero l’esperienza abbinata di sguardo e ascolto, sono le componenti centrali della personale dell’artista anglosassone Tris Vonna- Michell, allestita fino al 4 maggio nello spazio romano della galleria T293. In che misura l’intervento dell’uomo può migliorare il paesaggio? Può veramente un patrimonio culturale potenziare l’immagine pubblica di chi lo vive? L’artista ha incentrato le sue riflessione per la mostra Pebble Dash (intonaco di ghiaia) proprio su queste tematiche e, tramite i suoi lavori, ci sollecita a ragionare sulle stesse.

Tris Vonna-Michell (1982) vive tra la Gran Bretagna e Stoccolma (Svezia). Una volta laureatosi alla Glasgow school of art nel 2005, ha continuato gli studi alla Städelschule, Frankfurt am Main. Il suo lavoro ruota intorno alla realizzazione di racconti che sfociano in installazioni costruite a partire dalla stratificazione di testo, fotografie e ricordi. Per la messa in scena delle sue ricerche predilige avvalersi non delle recenti tecnologie ma di quelle più arcaiche come le proiezione di diapositive. La scoperta dei segni, le stratificazioni sensoriali e linguistiche sono delle peculiarità del lavoro dell’artista, dove la progettualità e la processualità sono delle componenti imprescindibili del processo creativo.

Per la T293 l’artista ha realizzato due nuovi lavori, Ulterior Vistas e Capitol Complex, anticipati da altrettante installazioni più piccole: Prelude: Ulterior Vistas e Prelude: Capitol Complex. Due sono le are geografiche e temporali di riferimento dalle quali ha avuto poi inizio la sua ricerca: la città Indiana di Chandigahr, della seconda metà del ‘900 e il paesaggio anglosassone del XVIII secolo

L’installazione sonora e visuale, Ulterior Vistas (al centro della sala) rappresenta sia visivamente, sia concettualmente, una cerniera tra i campi di interesse. Su due schermi incastrati ognuno su doppi pilastri lignei che corrono dal soffitto al pavimento, scorrono una serie di diapositive che illustrano scorci di un giardino all’inglese. Tra spezzoni musicali si inserisce il discorso cantilenante di un agente immobiliare – del quale è evidente la sfacciataggine e l’insistenza propria della categoria – mentre tenta la vendita di questo terreno a un ipotetico compratore. L’elemento oggetto di critica, da parte dell’artista, al discorso dell’agente immobiliare è il voler convincere che quel patrimonio culturale possa elevare l’immagine pubblica dell’acquirente.

Per il lavoro Capitol Complex, invece, è fondamentale il viaggio dell’artista nella città indiana di Chandigarh. La città, costruita da Le Corbusier a partire negli anni ’50 del ‘900, punto d’arrivo dell’ardito e pionieristico sviluppo delle idee dell’architetto francese, è stata esplorata e fotografata dall’artista divenendo fonte di ispirazione per la realizzazione di un manoscritto. Capitol Complex, sempre a partire dal manoscritto, è soggetto a continui nuovi riadattamenti e presentazioni di volta in volta differenti in relazione al contesto. In questa occasione (come sua abitudine) l’artista è intervenuto sullo spazio rendendo l’ultima sala della galleria ovattata, per creare un effetto di raccoglimento e intimità. Su di un tavolo ha sparso in modo composto parti del testo e immagini fotografiche che documentano lo stato in cui attualmente verte la città indiana rendendo evidente la distanza dall’idea utopica originaria di Le Courbusier, il quale l’aveva progettata perseguendo l’idea di città a misura d’uomo. Completa l’installazione un intervento dell’artista udibile tramite cuffie, che si basa sulla lettura del terzo atto del racconto.

La musicalità vocale dell’artista e la fusione di questa con la musica vera e propria, anche in questi nuovi lavori, gioca un ruolo centrale nelle installazioni di Tris Vonna-Michell. Altra caratteristica della sua ricerca il tentare di adeguare i suoi lavori allo spazio nel quale si inseriscono. Nella galleria romana le goliardiche installazioni dell’artista appaiono seducenti e accattivanti riuscendo a coinvolgere lo spettatore nonostante la confusa disposizione spaziale dei lavori e l’ardua comprensione dell’articolata e stratificata ricerca, che li ha generati. Resta tuttavia da chiedersi se una ricerca del genere sia da considerarsi realmente artistica o piuttosto più vicina a discorsi di tipo filosofico e sociologico.

Fino al 4 maggio; T293, via Crescimbeni 11, Roma; info: www.t293.it