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Arte low cost

L’antico è sempre l’antico. Per quanto l’arte contemporanea si stia radicando nel nostro paese, in Italia, culla del Rinascimento, sfoggiare nella propria casa una lussuosa e ondeggiante consolle antica in legno intarsiato ha sempre il suo fascino intramontabile. Per questo eventi come Mercanteinfiera, una delle più importanti fiere dell’antiquariato, che si è chiusa ieri sera a Parma, non possono che trovare in Italia una fiorente platea di interlocutori, nazionali e non. Espositori, collezionisti e cultori della memoria si sono incontrati anche quest’anno, per tutta la settimana scorsa, in quella che è più opportuno definire come una città dell’antiquariato, in cui si riscontra in maniera sempre più preponderante la presenza dei grandi investitori esteri, provenienti, in maggior misura, da Russia, Germania, Stati uniti, Inghilterra e Francia. Il risultato è stato un boom di visite e di partecipazioni da parte degli appassionati. Gli stessi organizzatori non si aspettavano tali stime: basti pensare che solo nei primi tre giorni dall’inizio della fiera si è registrato un incremento del 6% di operatori mentre i flussi di visitatori si sono attestati sugli andamenti della passata edizione. Tutto questo nonostante la crisi, sebbene anche nel mercato dell’arte antica i commercianti abbiano preso le dovute contromisure per adeguare le loro offerte ai tempi di austerity. Parliamo, nello specifico, di valutazioni meno approssimate per eccesso e di un ingresso nel mercato di molti articoli di oggettistica, con valore artistico anch’essi, ma abbordabili anche da tasche meno spregiudicate. Difficile, però, parlare di mercato dell’arte low cost. Ci tengono molto gli organizzatori a specificarlo, perché anche se la nicchia degli investitori si è allargata, il valore artistico dell’antiquariato non consente di parlare di commercializzazione estrema del prodotto. «L’arte in quanto tale non può essere low cost – dice Ilaria Dazzi, responsabile eventi e iniziative speciali Fiere di Parma Spa – se pensiamo a un prodotto di qualità o di rilievo storico artistico, riesce difficile pensarlo a buon mercato senza temere in qualche modo di depauperarne il valore non solo sotto il profilo tecnico ma anche sulla base della tradizione che esso porta con sé». Tuttavia a causa della crisi globale è evidente che, anche in questo settore, soprattutto in Italia, i prezzi si siano abbassati e che questo permetta a un ventaglio più ampio di clienti opportunità di acquisto. Si tratta di un dato interessante perché una maggiore accessibilità permette e permetterà una diffusione e un’apertura sul tema più capillare anche a nuove fasce di pubblico. «Possiamo riconoscere in questo fenomeno una sensibilizzazione maggiore da parte dei commercianti in primis sulla reale valutazione delle opere – spiega la Dazzi – e, in un certo senso, un ridimensionamento dell’esasperazione delle valutazioni stesse. Credo che questo sia un ulteriore strumento per ripensare al rapporto qualità prezzo, un parametro importante che, soprattutto le nuove generazioni, non dovrebbero perdere di vista». Ancora più a fondo va, poi, lo sguardo di un perito. Come l’ingegnere Marisa Addomine, che a Mercanteinfiera si occupa di sviluppare le perizie sul valore dell’antiquariato. La sua analisi fotografa una realtà dicotomica: da un lato gli antiquari in caduta libera. Dall’altro il settore del modernariato, in forte crescita, che rinvigorisce le sorti di manifestazioni come Mercanteinfiera e consola i registri delle vendite: «La moda dell’antiquariato è in flessione – spiega Marisa Addomine – ma resiste la qualità da parte di chi vende e la competenza da parte degli appassionati. Quello che bisogna riconoscere è che a fronte di questa situazione i prezzi si sono abbassati, per cui quello attuale si conferma un momento ottimo per chi ha l’arte nel cuore e vuole avvicinarsi all’antiquariato per fare affari. La sezione che più sta crescendo è quella del modernariato, ecco perché anche nell’edizione di quest’anno è stata evidenziata: a fronte di una vendita minore di orologi rinascimentali si afferma un solido commercio di articoli come le memorabilia della Coca Cola. Del resto – conclude Addomine – nel calderone dell’arte c’è anche questo». Qualcosa, quindi, si sta muovendo anche nel collezionismo. Tanti nuovi investitori, medi e piccoli, ne stanno cambiando la conformazione, fino a modificarne i paradigmi radicatisi nel corso di tanti anni. Parliamo di un collezionismo più democratico e inclusivo, che contmepla anche gli oggetti di piccolo costo. Un graduale spostamento degli assi di interesse che sta cominciando a modificare il complesso e articolato mercato dell’arte.

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