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Le origini del concettuale

Il Macro accoglie dal 28 febbraio al 5 maggio la personale dedicata a Vasco Bendini (Bologna, 1922), considerato dalla critica uno dei pionieri dell’informale italiano. L’esposizione è stata inaugurata lo scorso 27 febbraio, giorno di nascita dell’artista, per celebrare il suo novantunesimo compleanno e il suo rinnovato rapporto con la città di Roma dove ha vissuto dal 1973 al 1999 e in cui si è recentemente trasferito.

Il percorso della personale dedicata a Bendini si svolge in un arco temporale ben delineato, le opere selezionate fanno parte della produzione artistica che va dal 1966 al 1967, anni fondamentali per l’arte italiana. I lavori esposti rivelano un Bendini inedito, votato a una ricerca creativa che ha a che fare con i processi mentali dell’essere umano. Oggetti e processi, così li definì nel 1968 Maurizio Calvesi in occasione della presentazione per la prima volta al pubblico delle nuove esperienze artistiche di Bendini all’Ii/arch di Roma. Gli oggetti, come ad esempio il progetto della Cabina solare (1967), interagiscono con lo spettatore che diventa il protagonista inconsapevole delle sperimentazioni dell’artista.

Com’è (1966) proietta il visitatore in un meccanismo auto referenziale: lo specchio riflette l’immagine, il microfono amplifica e rimanda la voce, ogni elemento è parte di un processo che mette il soggetto a confronto con se stesso. In Quadro per momi (1967) e La mano di Vasco, l’artita  ironizza sul ruolo del creativo diverte e sorprende il suo interlocutore in una coesistenza originale e unica di molteplici livelli di comunicazione. L’esposizione dedicata a Bendini rientra nella sezione Omaggi, un evento creato dal Macro di Roma per celebrare e ricordare i grandi protagonisti dell’arte contemporanea in Italia.

Fino al 5 maggio; Macro, via Nizza 138, Roma; info: www.museomacro.org

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