L’arte che viene dall’oriente

Fino al 5 maggio la Gnam ospita Arte in Giappone 1869 -1945. La mostra, realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita dell’Istituto giapponese di cultura in Roma, è un’opportunità unica per ammirare l’arte orientale dalla restaurazione dell’impero Meiji fino alla fine della seconda guerra mondiale. È durante l’epoca Meiji, appunto, che il Giappone esce dall’isolamento ed entra in contattocon l’universo artistico occidentale, un momento di veri cambiamenti economici e culturali.

Era il 1930 quando Roma ospitò per l’ultima volta un evento di tale portata sul mondo nipponico, la mostra, all’epoca, fu curata da Yokoyama Taikan e voluta da ?kura Kiichir?, oggi, invece, l’allestimento è curato da Masaaki Ozaki e Ryuichi Matsubara. La mostra è dedicata alla pittura nihonga (l’arte in stile giapponese) che, riprendendo le parole che pronunciò Taikan nel 1938, «pur considerando la realtà materiale, esprime l’immaterialità del mondo spirituale. Poiché rivela il mondo interiore dell’artista, la pittura nihonga è una rappresentazione dello spirito e quindi potrà proseguire senza ostacoli il suo glorioso ed eterno cammino». Alla nihonga si contrappone la pittura occidentale che «è espressione del mondo sensibile che si basa sulla rappresentazione realistica fondata sulla vista».

Seppure l’arte europea influenzò quella giapponese (si pensi al Liberty)  tuttavia non riuscì a mutarne l’essenza. Leggende, letteratura e vita quotidiana sono rappresentate su sete, carta e cotoni in un percorso fatto di dipinti, di paraventi e arti decorative. L’esperienza spirituale prevale su quella materiale e il tratto è il simbolo del significato più intimo della vita. Nell’opera di Tomioka Tessai, La Fonte dei peschi a Wu Ling, l’isola degli immortali (1904), è rappresentata l’utopia ed è a lui che i pittori moderni devono la possibilità di esprimere la propria individualità artistica. A essere spesso scelte dagli artisti sono le leggende come quella della principessa Fusheime dipinta da Hishida Shunso. L’opera Tokiwazu Fusehime (1900) nasce non tanto per rappresentare la principessa ma la musica in un dipinto. Vi è qui il tentativo di riprendere la tecnica occidentale di sfumare i contorni e sovrapporre i colori oltre alla ricerca della prospettiva. Essendo le opere molto delicate, le 111 pitture nihonga e le 59 opere d’arte decorativa, sono esposte in due fasi: la prima dal 26 febbraio al 1 aprile, la seconda dal 4 aprile al 5 maggio.

Fino al 5 maggio; gnam, via delle Belle art 31, Roma; info: www.gnam.beniculturali.it

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