How many times must a man look up, before he can see the sky? Un cielo che non si vede affatto nei dipinti che Bob Dylan esegue e dedica alle persone che vivono la città di New Orleans dove lo sguardo dell’autore è tutto orizzontale fisso sul quotidiano in un luogo impregnato nell’atmosfera un po’ losca ma cool degli anni ‘40 e ‘50; una narrazione personale, dove ogni opera è frammento di una storia più grande e ogni immagine vive a metà fra sogno e ricordo. Questa serie di dipinti The New Orleans series, la più recente dell’autore eseguita tra il 2008 e il 2011, è esposta gratuitamente dal 5 febbraio al 10 marzo a palazzo Reale nelle sontuose stanze dell’appartamento diriserva che nel contrasto di stile ben bilanciano l’atmosfera.
La mostra, prima in Italia ad esporre i dipinti di Dylan, è promossa e prodotta dal comune di Milano cultura moda design e da palazzo Reale e curata da Francesco Bonami. Tutti conoscono Bob Dylan come musicista, poeta della canzone e autore di testi entrati nella storia della musica come colonna sonora della vita di intere generazioni, pochi sanno però che egli è da sempre anche un artista visivo, che disegna fin dalla giovane età e che verso la fine degli anni ‘60 inizia a dipingere. La prima collezione di bozzetti e disegni, nata nei lunghi momenti di viaggio di un tour che lo portò dall’America in Europa e Asia tra il 1989 e il 1992, fu pubblicata nel 1994 in un libro dal titolo Drawn blank ed esposta per la prima volta al Kunstsammlungen di Chemnitz in Germania nel 2007, rielaborata per la mostra in versione di acquarelli e gouaches con il titolo The drawn Blank series. Una seconda serie di tele vede la luce nel 2010, in occasione di una personale in Danimarca, alla National gallery di Copenhagen, per la quale Dylan crea The Brazil series.
The New Orleans series composta da ben 23 dipinti raffigura una città del passato basata su immagini fotografiche, le atmosfere si muovono fra l’isolamento dei soggetti e scene dove i personaggi sono immersi in un’intima e violenta tensione. Amore e violenza sembrano però rimanere sempre sul bordo della tela, creando una strana atmosfera di sospensione. Anche il tempo appare rallentato e Dylan unifica la sua illusione pittorica svuotando quasi completamente i lavori del loro colore, come su una vecchia pellicola un po’ sbiadita. In contemporanea, nella sala Alda Merini, spazio Oberdan della provincia di Milano, dall’1 al 3 marzo, è ospite una rassegna cinematografica dedicata al cantautore celebrato in una veste completamente inedita attraverso documentari, film-concerto e film di finzione.
fino al 10 marzo
Palazzo Reale, piazza Duomo 12, Milano
info: www.comune.milano.it/palazzoreale









