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Bologna, dio salvi Artefiera

Signori e signore, non c’è nulla da dire, al momento Artefiera Bologna rimane la rassegna numero uno in Italia. E i primi numeri parlano chiaro: oltre 40mila visitatori, il 15% in più rispetto alla scorsa edizione. La massima attenzione nei dettagli, la cura nella presentazione dei padiglioni, alta professionalità e ricercata selezione dei particolari lasciano sempre a bocca aperta. Il segreto sta nell’osare per vedere oltre l’ovvio ma la penisola su questo lascia spesso a desiderare ancora troppo ancorata al provincialismo. La miriade di incerte e traballanti kermesse italiane anche quest’anno hanno trovato in Artefiera un’ottima maestra da saper ascoltare e seguire talvolta alla lettera. Certo rimane fondamentale una collaborazione con gli enti locali e le aziende private per rafforzare lo stile dell’evento.

Ad accogliere il visitatore un’interessante installazione, curiosa e discreta. Una prima nella prima, infatti si tratta della mostra speciale del grande regista e drammaturgo texano Robert Wilson. Ritenuto uno dei piu? grandi artisti viventi, ha realizzato per il 250esimo anniversario del teatro comunale di Bologna le scenografie del Macbeth di Giuseppe Verdi. E dei gufi udii lo stridere è la videoinstallazione con una quindicina di gufi appositamente ideata per questo evento. Il richiamo al Macbeth tramite un animale simbolo dell’occultismo e della notte, e? chiaro fin dal titolo che riprende uno dei passaggi piu? suggestivi dell’opera verdiana. Tre le numerose gallerie sorprende amaramente notare che molte espongono le stesse opere già ritrovate in altre manifestazioni. I professionisti e i veri collezionisti notano la caduta di stile ma se l’intento è incuriosire i nuovi visitatori, bene, magari si raggiunge lo scopo ma difficilmente la vendita.

Certamente va lodato il nuovo progetto storie italiane voluto dai direttori artistici che, con le opere selezionate tra quelle presentate dalle gallerie, vuole rileggere la storia dell’arte italiana a partire dal punto di vista delle due curatrici, Laura Cherubini e Lea Mattarella. Anche solo show si dimostra un’ottima alternativa: una sezione realizzata da gallerie che propongono progetti espositivi focalizzati su un unico artista, una scelta audace che regala la possibilità di conoscerne intimamente la storia evolutiva. In tutta Artefiera si respirano chiare emozioni positive. Un ventata d’aria fresca dopo un anno di pianti disperati per questa crisi o non crisi che sembra flagellare il settore. Nella zona gallerie giovani l’ottimismo è sicuramente più vivo a partire dal brillante gallerista Paolo Rigon di Atlantica, Altavilla, Vicenza. «Quest’anno ho riscontrato molto interesse – ci dice Rigon – il 2012 è finito molto bene collaborando con questa giovane artista americana Kaitlin McDonough che ho voluto presentare qui ad Artefiera. Sento il nuovo anno molto positivo ma è indispensabile interagire con le realtà oltre confine infatti viaggio molto per conoscere gli artisti direttamente nel contesto in cui operano».

Anche Geraldine Zodo di Jerome Zodo contemporary, Milano ribadisce la necessità di vedere oltre la penisola. «In Italia è comunque un periodo complesso – afferma la gallerista – a fine 2012 abbiamo fatto una fiera a Miami che è andata molto bene e ci ha risollevato lo spirito. Oggi è difficile avvicinare il nuovo pubblico dell’arte, ora è necessario lavorare ancora molto, creare una rete di contatti e di relazioni, costruire delle fondamenta forti». Geraldine anticipa in anteprima un evento unico in Italia che presenteranno a metà febbraio. «Abbiamo in programma delle mostre importanti. La prossima sarà una collettiva che ho curato personalmente insieme ad Alessandro Turci. Un percorso espositivo – continua Zodo – improntato sulla luce e ciò che deriva da essa intesa anche in senso positivista, lumen ray. Collaboreremo con United visual artist, conosciuti per opere di grandi dimensioni ma per la prima volta in Italia presenteranno una installazione più piccola, più intima ma ugualmente di forte impatto artistico». Artefiera conferma il legame con il premio Furla, promosso dalle fondazioni Furla, Carisbo, Querini Stampalia e Mambo, giunto alla nona edizione. Curata da Chiara Bertola, quest’anno ha premiato Chiara Fumai con una residenza all’estero al Wiels contemporary art centre di Bruxelles. L’artista, classe 1978, è stata selezionata dalla coppia di curatori Stefano Collicelli Cagol e Bart van der Heide.

Info:www.artefiera.bolognafiere.it

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