Nel dar vita a Corto arte circuito in Asiatica, in programma al Macro di Roma, mi è sembrato di capire che l’idea di fondo di Beatrice Bulgari e di Paola Ugolini fosse quella di produrre cortometraggi girati da registi orientali e dedicati ad artisti contemporanei italiani con la missione dichiarata di favorire “l’interdisciplinarietà creativa tra due linguaggi, quello del cinema e quello dell’arte”. Ho assistito all’anteprima e ne ho tratto una conclusione diversa, nel senso che l’esito della manifestazione a mio giudizio trascende la missione originaria. È vero infatti che gli occhi e la narrazione sono fortemente orientali ma il lascito è del tutto italiano, anzi direi in larghissima parte romano. E la cosa mi piace.
Anzi direi che l’esito migliore di questo percorso, avviato nel 2010 e denominato “CrossingCulture”, sta proprio nel mettere a disposizione del pubblico una narrazione originale, distaccata, alta di quello che è il meglio di questa promettente produzione artistica romana di inizio millennio. L’arte di Alberto Di Fabio, Marco Tirelli, Alfredo Pirri, Pietro Ruffo, Nunzio o Alberto Sarra e degli altri raccontata con contrappunti e angolazioni tipicamente orientali emerge infatti in tutta la sua potenzialità. Queste riprese straniere, profonde ma per nulla indiscrete, hanno il non piccolo merito di ribadire che la Roma delle incurie e dell’abbandono se non una vera e propria scuola ha certamente saputo partorire artisti di qualità. E di questo va dato atto a Bartolomeo Pietromarchi, impegnato sin dal primo giorno di direzione del Macro a valorizzare il proprio territorio di competenza, e soprattutto al duo Bulgari Ugolini: il direttore artistico e la curatrice di “CortoArteCircuito” hanno il doppio merito di aver dato vita ad una manifestazione internazionale di pregio che è riuscita a mettere di fronte e a fare dialogare artisticamente uomini e culture molto diversi e allo stesso tempo a far riscoprire alla capitale l’orgoglio di essere ancora madre di grandi artisti.


