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E se fosse pop?

Nel mondo dell’arte, fatto di scomparti apparentemente stagni, capita spesso di connettere immediatamente un nome a una categoria o a una scuola. Claude Monet sta all’impressionismo come Picasso al cubismo, Dalì o Magritte al surrealismo e, in epoca più recente, Boetti e Pistoletto stanno al movimento dell’Arte povera. Ma siamo davvero sicuri che sia tutto così facile e scontato? Al Maca di Acri si è recentemente inaugurata una mostra il cui obiettivo è proprio quello di sfatare questo genere di riduzionismi.

Pop art a Torino!? – questo il titolo della manifestazione – nasce dalla riflessione del suo curatore, il noto critico e storico dell’arte Francesco Poli, attorno a cinque figure di primo piano del panorama artistico torinese dagli anni Sessanta in avanti: Piero Gilardi, Aldo Mondino, Ugo Nespolo, oltre ai già citati Alighiero Boetti e Michelangelo Pistoletto. Per quanto essi abbiamo indubitabilmente fatto parte, per periodi di tempo più o meno lunghi, del cosiddetto Poversimo, è pur vero che la loro carriera artistica si presenta enormemente variegata e a uno sguardo attento non potevano certo sfuggire delle marcate influenze di matrice Pop. «Le immagini variopinte delle varie lettere incasellate degli Arazzi di Boetti – commenta Poli – riconducono all’artista anche persone che ignorano qualsiasi altra opera della sua vastissima ed eclettica produzione. Il Gilardi dei Tappeti natura è certamente un artista pop. Egli è fedelissimo all’aura e canonico precetto del pop italiano consistente nel riportare le cose tali e quali, con puntuale ricalco, contando sull’inevitabile effetto di estraniamento consistente nel ricostruirle con materiali artificiali e con colori violenti. Mondino è uno degli artisti italiani più eclettici, il cui percorso artistico si muove dalla pop art al linguaggio poverista degli esordi, alle molteplici sperimentazioni di tecniche e materiali. Nespolo – prosegue il curatore – ha una radice Pop che ha mantenuto immune da aridità concettuali. Per Pistoletto, infine, l’arte crea immagine, anche se non vuole essere rappresentativa. I mezzi d’informazione e di diffusione producono inesorabilmente la trasformazione dell’opera in immagine, qualsiasi essa sia».

Attraverso una collezione di 45 opere, la mostra, che fa parte della rete di eventi finanzianti dalla regione Calabria nell’ambito piano regionale per l’arte contemporanea in Calabria, riesce nell’intento di gettare un nuovo sguardo su cinque artisti che hanno avuto un ruolo rivoluzionario nella scena artistica nazionale, mostrando come ciò che è codificato nel libri di storia dell’arte non sia sempre l’unica verità possibile.

Fino al 10 febbraio

Maca, piazza Falcone 1, Acri (Cs)

info: www.museomaca.it

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