La letteratura dell’ebbrezza

Se è vero, come ha scritto Elémire Zolla, che l’intero ciclo della civiltà è leggibile attraverso la successione delle droghe, è giunto il momento di proporre in forma di classici gli autori che da due secoli a questa parte hanno messo lo stato di ebbrezza al centro della loro riflessione e della loro poetica. Come scrive Fabrizio De Priamo nel saggio che correda questo testo e presenta la collana: “In un’ideale storia dell’ebbrezza Thomas De Quincey merita un ruolo di primo piano tra coloro che da pionieri indagarono tra le pieghe e le frammentazioni dell’Io”. La letteratura dell’ebbrezza può ancora oggi essere di pressante verità e utilità: per leggere l’heideggeriana trasformazione del mondo nella sua immagine, per comprendere le derive del virtuale e le sue ibridazioni con la realtà, per registrare le reazioni di un mondo che non vuole farsi massificare dalla finanza ma aspira ancora ad assaporare la pienezza della vita nell’emozione di ciò che la rende estrema.

Thomas De Quincey (1785-1859) è uno dei più importanti scrittori inglesi dell’Ottocento. Con Confessioni di un mangiatore inglese d’oppio, conduce il lettore lungo il percorso intimo dell’esperienza inebriante e allucinogena derivata dagli effetti dell’oppio. Il racconto, apparso inizialmente sul London Magazine in forma anonima, e che segnò quasi interamente la sua esistenza, si snoda con dovizia di particolari su quella che fu la sua più grande fonte di felicità e al tempo stesso di disgrazia e sofferenza, e in cui l’inconscio sarà evocato a svelargli mondi ogni volta diversi mediati dalla memoria. Con questa sorta di diario intimo sull’esperienza psichedelica, De Quincey influenzerà intere generazioni di scrittori, tra i quali Charles Baudelaire, Edgar Allan Poe, Jorge Luis Borges. Tra le particolarità di questo libro va segnalato il disegno di copertina S_07 (site), opera dell’artista italiano Giuliano Marin, fotografato dallo studio Abbrescia-Santinelli. L’artista veneto illustrerà con 12 disegni inediti le copertine dei 12 Classici dell’ebbrezza per i tipi edizioni Opposto.