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Chester, l’arte di una città

Cosa accadrebbe se un insigne gallerista londinese facesse una mostra di artisti ciociari e chiamasse l’evento Frosinone? E soprattutto, lo farebbe mai? La domanda é spiazzante ma è esattamente quello che ha fatto il coraggioso gallerista romano Giorgio Galotti nell’accogliere la proposta del noto curatore inglese Adam Carr. Gli spazi della galleria Co2, infatti, ospitano fino al 23 febbraio il progetto Chester, una mostra collettiva di otto giovani artisti britannici, che come comune denominatore hanno, insieme al curatore stesso, i propri natali nella ridente cittadina di Chester, capoluogo della contea di Cheshire.

Ci vuole spregiudicatezza o forse solo molta convinzione, per proporre un progetto del genere in un momento di crisi. Non è la prima volta che Co2 realizza mostre che esulano da ambizioni di carattere commerciale in nome di una beneamata sperimentazione culturale. Un fermo immagine dunque su Chester, realtà inglese a primo impatto totalmente provinciale, che tuttavia mantiene da sempre un dialogo aperto con Roma, o meglio con quella XXVI legione romana che nel lontano I secolo a.c. la fondò. Il percorso espositivo, alquanto ermetico, restituisce una visone d’insieme eterogenea, smentendo la comune aspettativa di trovare, in artisti cresciuti e formatisi in un medesimo contesto, azioni ed esternazioni di matrice comune.

Il passato e il presente di Chester dovrebbero fungere da liaison per ogni contributo artistico, ma spesso rischian d’essere poco più di una mera inconscia fonte d’ispirazione, del tutto impercettibile al pubblico. A scaldare l’algido allestimento, fatto di frammenti di matrice eccessivamente concettuale, (tra gli artisti esposti Jacqueline Bebb, Timmy Foxon, Tom Howse, Max Hymes, Stuart Middleton, Hannah Perry, Jesse Wine) una virulenta, quanto grottesca, pomiciata di due adolescenti poggiati su una panca, oggetto della performance ideata da Ryan Gander. Il bacio di due giovani su una panchina, ripetuto, consumato, strascinato per un tempo indefinito, diviene la chiave per universalizzare un messaggio omologante, in grado di andare oltre le imposizioni spazio-temporali. Il comportamento di due innamorati, infatti, non può che essere identico a prescindere da dove sia localizzata la panchina che li accoglie. Di qui lo spunto per una lettura della mostra, all’insegna di una ricerca globalizzante sulle identità del singolo cittadino del mondo.

fino al 23 febbraio

Co2, via Piave 66, Roma

info: www.co2gallery.com

Maria Letizia Bixio

 

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