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Ahi: l’urlo delle immagini

È stato presentato ieri alla libreria S.t. di Roma, Ahi, il libro di Rita Vitali Rosati. Un appuntamento che si sarebbe dovuto tenere molto prima, spiegano i curatori della presentazione, ma le solite problematiche romane lo hanno fatto slittare. Nonostante siano passati un paio d’anni dall’auto produzione di questo libro, c’è ancora la necessità di parlarne. L’opera si presenta come una raccolta di foto, dei fermo immagine estrapolati da un contesto di tragedie televisive che l’artista ha rielaborato, combinando un’esatta sequenza in cui si inseriscono degli autoscatti della Rosati. Presenza fondamentale quest’ultima per il messaggio che si intende trasmettere. Le foto che la ritraggono, mettono a fuoco smorfie di dolore e disgusto che sembrano voler andare contro tutto ma esserne anche parte integrante. Gli autoscatti si confondono nella grande mischia, tra i vuoti pomeriggi televisivi e le distruzioni che il telegiornale annuncia ogni ora. La Rosati costruisce così il suo racconto, una storia filtrata attraverso il proprio modo di vedere il mondo, una storia che si svilisce nella stessa riproduzione delle immagini.

Andando più nello specifico, vediamo l’importanza dell’impatto visivo di questa raccolta. La Rosati vuole sottolineare come dalla velocità del video si passi all’immobilità della foto e come questo cambi molto nella fruizione personale. Tutto risulta più grave, più pesante. La sensazione è quella che questi estratti vogliano andare oltre, come se il libro stesso non potesse contenerli. Questo anche l’intento dell’artista: intrappolare un dolore, incorniciare la violenza che ogni giorno subiamo attraverso la tv, quella che tutti i giorni facciamo entrare nelle nostre case insieme a una serie di eventi che ci bombardano e ci lasciano lì a guardare e a trasformarci nelle smorfie di dolore in cui l’artista si immortala. Laura Iamurri storica d’arte ha parlato durante il suo intervento di ieri di raccolta di immagini di tragicissima bellezza, come le torri gemelle, sottolineando l’importanza di un testo privo di parole, in cui ognuno è libero di poterci mettere le sue oppure restare in silenzio. In Ahi, non manca l’ironia, tanto colore, come quello di tanti pagliacci, accostamenti improbabili uno tra tutti quello tra la foto di Alda Merini e Malgioglio. In Ahi c’è la storia contemporanea, la guerra, gli abusi, il potere, la politica.

Barbara Martusciello sottolinea nel suo intervento, l’importanza dell’autoproduzione di questo libro, vista come caparbia necessità di esprimersi. Valuta anche il grande rapporto che l’arte ha avuto nel corso della storia con i media e soprattutto con la televisione. Questo strumento ha causato in molti artisti una visione critica e contradditoria. Se ne è subita la fascinazione ma anche la sua grande pericolosità. La Martusciello parla anche di ciò che viene fuori da queste immagini, non solo il loro contenuto, ma ancor di più la nostra presenza anestetizzata. L’intervento di Claudio Pisano, direttore Ciac analizza la costante presenza di crudeltà nel lavoro di Rita Vitali Rosati. Lei non ha paura di analizzare e analizzarsi e spesso affronta temi forti, quali la morte e la decadenza fisica. In quest’opera il suo progetto mette in luce solo immagini di tv e di cronaca. Ne viene fuori quindi un linguaggio forte che non ha a che vedere con il pop o il trash, ma ancora una volta con la crudeltà. Il suo è un tentativo di riattivare una memoria collettiva, recuperando un po’ di silenzio dato da quell’assenza di parole e rumore che il libro ci consente di sperimentare. Costatando che l’attualità della performance ha due piani temporali che il libro riesce a tenere insieme, la domanda che viene fuori è: perché siamo finiti in quest’orrore? Un lavoro sulla tragedia e la velocità. Una velocità che a volte si deve fermare.

 

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