Nuova galleria: Mangiabarche

Ci troviamo nella periferia della periferia: Calasetta, piccolo comune di una piccola isola a sud ovest della Sardegna, si propone come una kunsthalle sotto il sole del Mediterraneo, secondo un ambizioso progetto che vede collaborare l’Ente regionale Conservatoria delle coste, l’agenzia noprofit Beyond entropy ltd, il comune di Calasetta e la fondazione Macc– Museo arte contemporanea Calasetta. Il 9 novembre apre al pubblico la galleria Mangiabarche, che per l’occasione ospita un intervento performativo di Enzo Favata e un’installazione, Lunghezza variabile, studiata da Beyond Entropy.

La Mangiabarche ha ben poco in comune con i centri espositivi tradizionali: nata dalla ristrutturazione di una batteria antinave, è diventata uno spazio a cielo aperto, un perimetro murario da cui osservare il cielo e fiutare il mare, in cui gli artisti sono chiamati a intervenire con progetti site specific che tengano conto dell’esposizione delle opere alle intemperie. A dire il vero, la “fabbrica Calasetta” si è messa in moto già all’inizio di ottobre, con un primo ciclo di residenze, curato da Karina Joseph, e l’invito per tre artisti, Damien Griffith, Marco Lampis e Simon Mathers, a sviluppare la propria ricerca negli spazi del museo Macc, a stretto contatto con la collezione storica nata dal lascito di Ermanno Leinardi.

Perché portare queste energie in questa piccola isola? Risponde Stefano Rabolli Pansera, direttore artistico del museo e anima di Beyond entropy: «Chiamare artisti a lavorare in un contesto marginale, non abituato ai linguaggi contemporanei, che ancora vede il museo come un semplice luogo di esposizione, dove persino reperire certi materiali può rappresentare un problema, significa aprire nuovi campi di sperimentazione, cercare nuove forme di comunicazione in una condizione che trae stimolo dalle difficoltà». Un approccio che non riguarda solo la riflessione artistica e curatoriale: proprio in questi giorni sono ospiti nell’isola un gruppo di studenti di Architettura provenienti da Oxford, chiamati a ripensare la geopolitica della produzione culturale e progettare quindi nuovi modelli di abitabilità. Nuovi modelli che partono anche dalla sperimentazione delle arti visive: Calasetta si offre volontaria per sperimentarli.

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