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Maxxi incarichi

“Dal partito rottamata, dal museo riciclata”. Erano i soliti quattro gatti ma facevano sentire la loro voce i ragazzi della Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, fuori da via del Collegio romano dove Lorenzo Ornaghi e Giovanna Melandri presentavano alla stampa, fianco a fianco, la nuova presidente della fondazione Maxxi. Spiegando i perché di una scelta che solleva più di un malumore tra gli addetti ai lavori e nelle file del governo e del Pd, prima ancora che in quelle degli avversari politici. Tre le ragioni, a dire del ministro dei Beni culturali, che hanno portato a scegliere l’ex titolare del dicastero: competenza del settore, anzi una vera «passione, entusiasmo per l’arte»; capacità manageriali, visto che chi presiede la fondazione «è il biglietto da visita del Maxxi» e capacità di gestire le relazioni trasversali che dovranno portare il museo a fare cassa. In più, all’epoca in cui era titolare dei Beni culturali è stata tra i firmatari della legge istitutiva della creatura di cui ora va a prendersi cura in prima persona. «Nessuna perplessità su una scelta fatta in piena autonomia», dunque.

Di suo, la Melandri sfoggia il sorriso dei tempi migliori e un abito che pare disegnato da Piet Mondrian, tanto per fugare ogni dubbio sulla sua capacità d’interpretare il ruolo. Parte e chiude con una battuta, la neopresidente: «Un primo risultato l’ho già ottenuto, tornare a far parlare del Maxxi: tanto interesse mediatico non si era più registrato dai tempi dell’inaugurazione del 2010. Questo museo – aggiunge – è una Ferrari col freno a mano tirato che ha già ricominciato a correre». Grazie a chi ha gestito la partita finora, ma il museo ha bisogno di un «institutional reshaping» – testuale – e a questo si dedicherà, con la sua competenza e i buoni uffici di cui è capace. Altro che il passo indietro auspicato da più parti: la (ex) deputata del Pd comunica che si è già dimessa dalla sua carica istituzionale per occuparsi del Maxxi al meglio, anche se non era dovuto in termini di legge, tiene a precisare, come pure che per il suo incarico non percepirà un euro.

Ma su che si baserà la “riforma istituzionale” dell’ex ministro? Incassati gli otto milioni di euro per la gestione dell’anno corrente, la neopresidente annuncia che la dotazione del museo del XXI secolo sarà di sei milioni di euro l’anno, cifra già accordata dal ministero come pure l’assorbimento di parte dei costi del personale. Il resto (grosso modo altrettanto) dovrà essere trovato attraverso i nuovi sponsor che dovranno arrivare dalla sua gestione, e soprattutto dal nuovo direttore-curatore che dir si voglia. Tutti gli incarichi direttivi scadono a fine anno e gli attuali dirigenti temono quel repulisti che, in omaggio allo “spoil system” li manderebbe a casa dopo Pio Baldi. Tre nomine sono state già annunciate dalla neopresidente, che si è presa qualche settimana per capirci di più e alcuni mesi per far vedere di che pasta è fatta.

Intanto, all’interno del Maxxi sono in diversi a chiedersi se la neopresidente possa essere davvero una risorsa o un problema in più per il museo. La ragazza (direbbe qualcuno) ha i numeri: è volitiva e ha le giuste entrature a livello internazionale – «ha pure la Legion d’onore», sottolinea Ornaghi – per portare a dama partner e risultati che al Maxxi sono necessari per ambire alla visibilità e a quel milione di visitatori e promessi dalla stessa Melandri. Così, se è innegabile che nel si salvi chi può dell’attuale Parlamento lei ha saputo trovare un’altra poltrona in tempo utile, è vero che in assenza di candidature più nobili non è lecito se non sperare che le riesca il miracolo negato ad altri. E, nell’attesa, stare come d’autunno sugli alberi le foglie, come diceva il poeta.

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