Pietromarchi verso Venezia

Gianfranco Maraniello, Beatrice Merz, Chiara Parisi, Letizia Ragaglia, Vincenzo Trione, Andrea Villani: è su queste sei proposte curatoriali, giunte al Mibac dopo aver attivato una selezione a inviti, che si è imposta quella di Bartolomeo Pietromarchi, nominato il prossimo direttore del padiglione Italia alla 55esima Biennale di Venezia in programma dal primo giugno al 24 novembre 2013. Una curatela, quella di Pietromarchi, che si ripromette di sottolineare la forte componente dialogica che esiste tra il valore della tradizione artistica e culturale nostrana più recente (Boetti, Pistoletto, Penone, Kounellis sono solo alcuni nomi) e gli artisti più giovani, ma ancora poco valorizzati, del nostro panorama. «Giovani ma non giovanissimi – tende a precisare Pietromarchi in conferenza stampa seduto al fianco di Maddalena Ragni, commissaria del padiglione Italia – ne ho visti tanti di talenti rovinati per aver partecipato troppo giovani a una biennale». La rivincita dei quarantenni, quindi, per un programma in stile Pietromarchi che continua idealmente il lavoro che da anni il direttore del Macro porta avanti: promuovere, senza clamori particolari ma facendo emergere energie già presenti nel territorio, artisti delle ultime generazioni ponendoli così in dialogo con la storia culturale del paese e rafforzando ulteriormente la direzione di crescita dell’intero sistema-arte.

Oltre alle linee generali nessun nome in particolare viene ancora fatto, per scoprire gli artisti che esporranno al prossimo padiglione Italia bisogna attendere la conferenza di presentazione dell’intera Biennale di arti visive, diretta da Massimiliano Gioni, del 25 ottobre. «Il padiglione – continua Pietromarchi – è una costruzione di un progetto che nasce da un percorso personale, intrapreso da anni, sul sostegno e la ricerca dell’arte italiana non solo delle ultime generazioni ma anche di quella storica. Tutto questo sempre con la grande coscienza che l’arte italiana soffre oggi a livello internazionale di una sottovalutazione rispetto alle giovani generazioni mentre l’arte storica italiana sta avendo un grande successo a livello mondiale. Chiaramente quella che presenterò sarà una visione specifica, critica e curatoriale, sull’arte italiana e non assolutamente esaustiva ma che dando vita a un dialogo transgenerazionale faccia comprendere come anche gli artisti giovani e meno giovani provengano da una tradizione estetica che ha in questo paese delle radici molto profonde». Seicentomila euro è il budget stanziato dal ministero, «lo stesso budget – tende a precisare il commissario Ragni – di cui ha goduto la Biennale di architettura e a cui speriamo vivamente vadano ad aggiungersi strada facendo i contributi dei privati». Scontato il paragone con l’affollato padiglione di Sgarbi, curatore in carica fino all’anno prossimo: «Venendo da un’esperienza museale, il mio modo di fare mostre consiste nel dare agli artisti tutto lo spazio di cui hanno bisogno e soprattutto rendere il percorso intelligibile alla maggior parte delle persone, anche a quelle non interne al mondo dell’arte contemporanea, senza inventarsi nulla di provocatorio e inatteso», conclude il neocuratore.