Experience

Una volta entrati nel meraviglioso cortile di palazzo Taverna, nel cuore di Roma, una stella pulsante a quattro punte indica la direzione come una cometa. La Living gallery Emmeotto ha scelto di inaugurare questa stagione espositiva con la mostra Experience. Un evento originale, curato da Gianluca Marziani, che si realizza con tre installazioni ambientali progettate da Vincenzo Marsiglia, uno di quegli artisti selezionati per la Biennale d’arte di Venezia del 2011, dall’imbarazzante gusto di Vittorio Sgarbi. Anche in questa occasione, Vincenzo Marsiglia (1972) ha distribuito ovunque ossessivamente il suo simbolo grafico, marchio/ logo identificativo. La stella a quattro punte è l’elemento che invade prepotentemente tutti i suoi lavori a partire dagli anni ‘90. L’egoico simbolo si adatta, si moltiplica e viaggia attraverso le superfici e i contesti, continuando a ripetere in modo ossessivo l’invadenza dell’autore.

È incisa su vetro, stampata su stoffe, serigrafata su mattonelle, dipinta su ceramica, tessuta con fili cangianti. Per il progetto Experience, le diverse stanze, di cui è composta la galleria Emmeotto, sono state completamente ripensate, progettate e arredate dall’artista, inseguendo l’obbiettivo di creare uno spazio immersivo e interattivo. Baroque abient #3 è la prima delle stanze, in essa troneggia un divano in broccato di fine Ottocento con dietro un lavoro interattivo dal titolo Vanity star (2012), uno specchio con una doppia funzione quella reale e quella digitale, sfruttando le capacità di un softwere e una webcam. Nella sala centrale, Bucolic ambient #2, lo spettatore entra all’interno di un ambiente domestico. La stanza è rivestita da una carta da parati in stile Toile de Jouy, quel tipo di pattern decorativo a fondo bianco sul quale è ripetuto un disegno con scene romantiche, temi agresti, di caccia oppure floreali. A partire dai primi anni 2000 c’è stata una vera riscoperta di questo motivo decorativo, tanto che Jean Paul Gautier , Christian Lacroix e Vivienne Westwood lo hanno fatto sfilare in passerella. Inoltre, lo stesso tipo di texture, è stata abbondantemente riprodotta da diverse firme dell’interior design. Proprio in sintonia con questa tendenza Marsiglia fa uso delle stoffe con il medesimo motivo. Tutte le stoffe che l’artista utilizza per i suoi lavori provengono dal mondo dell’alta moda; stoffe in esubero di cui l’artista si appropria e sulle quali non fa altro che applicare il suo marchio identificativo.

Nella stessa stanza Marsiglia gioca con il mimetismo inserendo una serie di elementi che hanno la stessa stampa. Tra questi la serie delle porcellane Farmacy star story, con la tipica decorazione in stile barocco di Albissola, dove, tramite la stella unità Marsiglia, è raccontata un’inedita storia. La Dark-room #2 è l’ultima delle sale, in essa non passano inosservati i due dittici, entrambi composti da un’iPad e uno specchio, sulla superficie dei quali è stata intagliata la solita stella logo. Due lavori identici che differiscono solo per l’applicazione installata nell’iPad che implica un’interazione con lo spettatore. Per questo lavoro Marsiglia utilizza come supporto riflettente uno degli oggetti divenuti protesi meccanica dell’uomo moderno. L’artista sembra, così, aver parafrasato l’intuizione del filosofo Maurizio Ferraris, che nel suo libro Anima e iPad (Guanda, 2011), ha parlato dell’ iPad come la macchina da scrivere dell’anima: uno specchio per il volto quando è spento, specchio dell’anima – con la sua memoria attiva – quando è acceso. La galleria Emmeotto si è trasformata, dunque, grazie all’installazione ambientale di Vincenzo Marsiglia in un ambiente abitabile ed eterogeneo, di un eleganza sfavillante che sfocia nel Kitsch.

fino al 25 novembre

Galleria Emmeotto, palazzo Taverna, Via Monte Giordano 36, Roma

info: www.emmeotto.net