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Quattro schermi per un’opera

In occasione della 13esima Mostra Internazionale d’Architettura della Biennale di Venezia e della 69° Mostra internazionale d’arte cinematografica, Zuecca project space, presenta in anteprima mondiale un progetto dell’artista Rirkrit Tiravanija, Untitled 2012 (a study for Karl’s perfect day) or ( the incomparable Karl Holmquist). La mostra, a cura di Maurizio Bortolotti e coordinata dal direttore dello spazio Alessandro Possati e in collaborazione con Pilar Corrias gallery, prende il titolo dall’omonimo film che sarà presentato per la prima volta al pubblico in concomitanza con le giornate di apertura della Mostra del cinema.

L’artista americano-tailandese, nato a Buenos Aires nel 1961, vive tra New York e Chiang Mai. È uno dei protagonisti del dibattito artistico internazionale di questi anni in modo particolare per le sue performance, nelle quali la partecipazione del pubblico è fondamentale. Ha lavorato a Venezia come co-curatore di Stazione utopia alla Biennale di Venezia nel 2003, l’anno seguente ha realizzato il progetto No vitrines, no artists, no museums. Just a lot of people. Nel 2011 è stato invitato nella sezione Orizzonti del Festival del cinema di Venezia con il film Lung neaw visits his neighbours. Ha esposto in alcune fra le Istituzioni dedicate all’arte contemporanea più importanti come il Moma e Salomon R. Guggenheim di New York, Museum of contemporary art di Tokyo e Serpentine gallery di Londra. Nell’ultimo periodo, ha sviluppato un parallelo interesse per il cinema e per la ripresa cinematografica come mezzo per cogliere la realtà essenziale del mondo che ci circonda.

L’opera filmica realizzata da Tiravanija prende corpo su quattro grandi schermi il cui ruolo del protagonista è affidato al poeta e performer svedese Karl Holmqvist. «Come spesso avviene nel lavoro dell’artista tailandese – spiega il curatore Bortolotti – quello che gli interessa non è l’arte in sé, ma la vita che si svolge intorno e fuori da essa, che diventa il suo discorso sull’arte. Aver scelto come protagonista del suo ultimo film, presentato qui per la prima volta, la figura di un artista di confine, che fa della propria vita il centro del suo lavoro trans-artistico, muovendosi tra performance, poesia e arte, mostra ancora una volta che Tiravanija vuole confondere i confini esistenti tra la vita e l’arte. E Karl Holmqvist viene da lui filmato come esempio di una vita unica: è l’immagine di un artista che si rigenera attraverso l’uso della parola e che fa della performance la sintesi perfetta di vita e arte».

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