È nato l’ Huffington post Italia

È inutile girarci intorno. Noi italiani siamo dei maestri nel creare problemi anche in situazioni di generale tranquillità. Viviamo con sospetto, e scriviamo – chi si forgia del titolo di giornalista – con malizia e tendenzialmente con cattiveria. Ispirati dalla società e dalla buona educazione in molti casi ricevuta, abbiamo fatto di un vecchio proverbio andreottiano una verità assoluta. E invece basterebbe dormire un po’ di più, rilassarsi, prendere la vita con filosofia e magari imparare anche a fare il pane in casa. È questa la ricetta di Arianna Huffington, la regina del media sistem statunitense che esponeva il suo stile di vita il 25 settembre, all’interno della rassegna Leader, singolare femminile promossa dal museo Macro, che ha accompagnato la presentazione dell’Huffington post Italia, diretto da Lucia Annunziata, sostenuto dal gruppo L’Espresso e in chiaro sulla rete da pochi giorni. Tutto nasce dopo una laurea in Inghilterra, un lavoro in tv, l’espatrio negli Usa, tredici pubblicazioni all’attivo, due biografie “importanti” (come quella di Pablo Picasso e Maria Callas), il matrimonio con un uomo “fortunato” a cui curare la comunicazione politica e poi l’idea, destinata a rivoluzionare il mondo dell’informazione (o quasi): una piattaforma online – a metà tra il sito d’informazione e il blog – orfana di padrini politici ed economici, ma con chiari tratti genetici, che vanno dall’originalità, al reporting d’assalto, alla compartecipazione, ma soprattutto ai commenti.

«Sono questi che ci permettono di raggiungere il nostro obiettivo – ha detto la Huffington – quello di sviluppare una comunicazione compartecipata che si figlia di più saperi ed esperienze, capace di offrire un servizio completo, professionale e soprattutto onesto». Per far questo si deve vivere con profonda tranquillità, ha suggerito la signora Huff, in armonia con se stessi e con il proprio corpo e quindi stop allo stress, attraverso una vita sana e un buon riposo. «Il sonno è fondamentale per vivere e lavorare bene». E pensare che nella sede statunitense c’è persino una stanza dove i giornalisti e i blogger possono fare un riposino per essere più attivi, lucidi e produttivi al risveglio. Qualcuno senz’altro criticherebbe questo modus operandi, del resto il giornalista è, per antonomasia, l’individuo destinato a offendere la propria vita, con un’alimentazione irregolare, poco riposo e un perenne movimento non solo fisico, ma celebrale perché le notizie, ci insegnano, non stanno lì ad aspettare nessuno. Ma se facciamo due conti sull’andamento dell’Huffpost secondo il metodo Arianna i benefici sembrano tangibili. Dal 2005 – anno di nascita – il sito ha raccolto oltre 180milioni di commenti che l’hanno reso il portale d’informazione più seguito negli Usa, monitorato costantemente anche dalla Casa Bianca e da tutta la politica che segue. Non solo. Un miliardo e 200 milioni di contatti in un anno, centinaia e centinaia di blogger e un premio Pulitzer vinto con un servizio sui mutilati di guerra. Ed ora, dopo le “joint inventure” con altri paesi, come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e la Spagna, è arrivato il momento anche dell’Italia.

L’obiettivo è quello di creare anche da noi questo modello d’informazione integrata, che dia credibilità – attraverso una testata giornalistica e un gruppo editoriale alle spalle – al variegato mondo dei blogger. Mettere dentro un po’ di tutto, dalla cronaca alla politica, dall’approfondimento al gossip che, sentendo la Huffington, è l’argomento più seguito, almeno negli Stati Uniti. «Abbiamo creato una rubrica sui divorzi. Mentre il matrimonio finisce, le seperazioni sono per sempre e i lettori con commenti e contribuiti sono tantissimi». Capello biondo, mise nera, volto sereno e disteso Arianna è convinta che il futuro dei media sia segnato non dalla divisione tra vecchio e nuovo al contrario, l’informazione di domani viaggia sui binari della sinergia. «La chiave di tutto risiede nella compartecipazione, il meglio dei media tradizionali – come la carta stampata e la tv – si adatterà ai nuovi strumenti, è questa la natura del nostro lavoro». Sarà pure, ma qualche perplessità resta sul fatto che l’Italia – per il suo modo di intendere, ma soprattutto di trattare il giornalismo – sia in grado di tener testa a questa missione. L’Huffpost Italia ha aperto con un servizio su Berlusconi; poco originale azzarderebbe qualcuno, ma «purtroppo o per fortuna è un personaggio che ancora scuote il paese e fa notizia», ha precisato il direttore Lucia Annunziata, presente anche lei all’incontro. Si parte con 200 blogger, ma l’obiettivo e quello di arrivare a 600. Tra loro personaggi vari provenienti dai sindacati, dalla politica, dal giornalismo, dal mondo del lavoro e dello spettacolo e poi tanti appassionati che, però, stando alla notizia riportata Lsdi – libertà di stampa diritto di informazione, scrivono gratis «solo per il piacere di leggersi», rendendo così il giornalismo un hobby. Non si capisce, infatti, se e quanto percepiranno i collaboratori dell’Huffpost Italia che ha comunque utili garantiti grazie alla pubblicità raccolta dal colosso l’Espresso. Allora una domanda è d’obbligo – tanto per ribadire la “cattiveria” italiana insita nella categoria – non sarà questa un’altra grande bufala destinata a degradare ancor di più una professione presa, ormai da tempo, a schiaffi e sputi?