Il cavaliere oscuro, il ritorno

Finito il film, usciti dal cinema vi chiederete perché un tipo conciato in quella maniera (tutto nero, con un mantello e con le corna in testa) non vi è sembrato ridicolo. E sapete perché? semplice: non lo era. Esce in Italia l’ultimo episodio della trilogia di Batman: Il cavaliere oscuro, il ritorno. Il regista è quello delle due pellicole precedenti, sempre lui: Christopher Nolan che c’è e si vede in ogni fotogramma del film. Nolan porta sul suo campo di battaglia un personaggio dei fumetti e lo inchioda nella sua geometrica e architettonica regia (vedi Inception). Tutto è chiaro (anche se non  mancano grandi colpi di scena), tutto si risolve senza lasciare niente in sospeso, ci si immerge nel fango più profondo senza sporcarsi perché tutto rimane limpido, pulito e cristallino. Nolan prende Batman dalla carta stampata e lo fa diventare il Cavaliere oscuro e il Cavaliere oscuro non è più Batman, è altro. Il regista risolve il problema della trasposizione con una mossa geniale: se ne frega. Il super eroe che di super ha solo tutti i mezzi e le invenzioni che utilizza, non ride, non scherza e non gioca, lui si prende sul serio.

Serietà, in questo il personaggio di Nolan è veramente grande. In una situazione barcollante e inquieta come quella che il mondo sta vivendo la compostezza, il rifiuto totale di armi persuasive come l’ironia o il sarcasmo colpisce lo spettatore come un pugno in pieno viso. Batman appare come una figura antica nella sua austerità, una statua greca, impassibile che non riesce a scendere a compromessi. È questo che rende veramente diverso il film (e tutta la trilogia) dall’attuale scena cinematografica che senza colpo ferire abusa di un’ironia vuota e fastidiosa. Nella pellicola di Nolan non mancano scene d’azione che sono forse le parti meno convincenti dell’opera. Riuscito, invece, è lo scontro corpo a corpo fra il nostro eroe e Bane, una lotta violenta e senza armi, la forza nuda e scolpita del cattivo contro il nero compatto ma fragile di Batman.

Molto si è detto sull’interpretazione politica del film arrivando a scambiare Batman, a seconda dei casi, per un fascista o per un comunista. La verità è che la pellicola riflette una paura tutta americana: il terrorismo e la conseguente mania del controllo. Bane altro non è che un pazzo esaltato con una bomba in mano e il desiderio di far saltare tutta Gotham city. Bane è il terrorista, la polizia è la polizia e Batman è il super poliziotto dall’entrata scenica. La città è in mano a un folle che la governa a colpi di minacce, che tira su un esercito e tiene a bada tutti gli abitanti. Il terrorismo nel film è la fobia statunitense di cadere di nuovo in ginocchio.

Insomma, un filmone che fra colpi di teatro e affondi nella banalità (questi sì, ripresi dal fumetto) fa volare le due ore e passa in sala. E se il serio troppo serio vi infastidisce, se il nero vi mette tristezza sappiate che c’è sempre Alfred.

Articoli correlati