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Segnale debole o assente

La doppia personale Segnale debole o assente è firmata Stefano Esposito e Wright Grimani ed è curata da Maria Arcidiacono. Negli spazi della Interazioni Art gallery si svolge la mostra che ha come tema la resa della televisione, come mezzo di espressione, e la direzione, ormai obsoleta, che ha intrapreso nel percorso verso palinsesti che si evidenziano sempre più commerciali, piuttosto che contenutistici. Il lavoro fotografico di Stefano Esposito si basa su un messaggio indiretto e sofisticato allo stesso tempo: ciò che appare non è sempre quantificabile con un dato di certezza, a volte l’attimo scandisce la comunicazione e l’idea di una realtà mediatica che si può trasformare con uno sguardo “altro”, una realtà che impone un approfondimento ulteriore. La serie Television set, realizzata nel 2002, scandisce queste riflessioni.

Telepiù era composto da piccole finestre, disposte in fila, all’interno dello schermo televisivo, attraverso cui si poteva accedere a una trasmissione. Quando si visualizzava il servizio, schiacciando due pulsanti del telecomando contemporaneamente, appariva per un tempo brevissimo, mezzo secondo, tutto il televisore nero e solamente il quadrato esterno colorato inerente al posizionamento sullo schermo del programma scelto, senza l’immagine interna relativa, insieme al titolo del programma in basso: l’artista ha fotografato quello scarto. Un evento irripetibile ha dato vita a queste opere che uniscono la tecnica al concetto, come accade anche nelle altre serie presentate: tutte sono realizzate con scatti in analogico. Del 2003, La tv che vive nella realtà, titolo tratto da una frase rappresentativa della schermata televisiva di passaggio da Tele Monte Carlo a La7: è un lavoro ottenuto con un gioco di specchi attraverso il quale le scritte vengono deformate verso l’astrazione. La consistenza nasce dal fatto che sono fotografie realizzate con la macchina analogica e che oggi, invece, potrebbero sembrare modificate attraverso il digitale. L’ultimo set, in ordine di tempo, Zapping, del 2007, sancisce la particolarità del segnale disturbato durante la visione del Televideo e prosegue il discorso tecnico della Tv che vive nella realtà.

Invece i lavori di Wright Grimani si cadenzano attraverso due registri espressivi che sono rappresentativi di due modalità del fare arte. Il video United television è estremamente concettuale: il classico monoscopio “piange lacrime amare” mentre l’audio trasmette la voce di Maria Giovanna Elmi che spiega, riportata la registrazione originaria, le prove per la nuova sintonizzazione stereofonica, quando nasceva questo sistema televisivo. Terminato questo tuffo nel passato, tratto ancor prima, dagli albori della televisione, il suono di fine delle trasmissioni Rai Armonie del pianeta Saturno, composto da Roberto Lupi: la lenta morte della televisione. Il concetto trainante si realizza attraverso il pensiero su quanto, in questi anni, il rapporto fra mezzo e telespettatore si sia modificato: mentre prima l’attenzione si focalizzava sulle esigenze educative dell’utente, sulla volontà di concepire programmi culturali, oggi sembra che questa intenzione si sia modificata o, addirittura, quasi del tutto annullata. L’installazione Happy days, invece, si presenta con un linguaggio pop: una ricostruzione di un televisore anni ’60 e un fax simile di una pistola moderna puntata contro lo schermo illuminato di blu. Con una chiara allusione del titolo dell’opera alla serie tv, è un lavoro che fa riflettere sul senso di perdita rispetto ad un intero sistema.

fino al 14 luglio

Interazional art gallery, piazza Mattei 14, Roma

info: www.interazioniartgallery.com

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