Texas, 1968. Due famiglie – una bianca e una di colore – si ritrovano fianco a fianco nella lotta per salvare la vita di cinque studenti neri del college locale, accusati senza alcuna prova di aver assassinato un poliziotto. Molti giornalisti nel corso di quel periodo seguirono la vicenda di cronaca. A distanza di oltre trent’anni, il figlio di uno di loro, Mark Long, insieme a Jim Demonakos, riprende il caso presentandolo nel graphic novel Il silenzio dei nostri amici (Bao publishing, 208 pagine, 16 euro). Disegni di Nate Powell. Il titolo del volume prende spunto da una nota frase pronunciata da Martin Luther King («Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici»), indiscusso simbolo della battaglia per i diritti civili, fermamente convinto della forza devastante del razzismo capace di propagarsi con assoluta facilità tra i bambini attraverso il sentito dire oppure per imitazione.
Dunque Il silenzio dei nostri amici propone una storia personale vista da occhi innocenti, incapace – considerando l’età – di comprendere appieno la rilevanza della lotta contro qualsiasi disuguaglianza. «Anche se ero piccolo, ho un ricordo vivo di King alla televisione e degli adulti che parlavano di lui. Quando fu assassinato, gli adulti intorno a me, a parte i bianchi razzisti, concordavano con quello che aveva cercato di fare. Era come se gli americani finalmente avessero trovato un terreno comune sull’argomento», afferma Long, che nel grapich novel ha deciso di narrare la storia del movimento per i diritti civili senza mai mostrare Martin Luther King di persona, evidenziandone piuttosto l’influenza nell’esistenza di chi combatteva in quegli anni. «Mentre mio padre stava morendo – conclude l’autore – abbiamo passato molto tempo a parlare del passato e mi ha aiutato a mettere su carta alcuni fatti che ricordavo poco. Ero davvero impressionato da quella generazione cresciuta quando la vera violenza fisica era possibile. Potevi venire ucciso per quello che stavi facendo». Info: www.baopublishing.it


