Strega, Trevi vince la manita

Sarà stata l’anima di Pasolini, forse, a proteggere Emanuele Trevi. A trascinarlo nella serata romana che l’ha consacrato al top della cinquina del premio Strega nella ormai ex casa Bellonci e, con buona probabilità, farà proclamare vincente il suo Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie), ennesima prova letteraria su quel campione d’intellighenzia romana e bruciante vitalità che fu Pasolini. Trevi ha toccato quota 92 voti su 460 giurati (ben 36 gli astenuti): troppo pochi perché possa appendere il cappello sul premio letterario più mondano, chiacchierato e posticcio del Belpaese, ma bastanti a farne il campione della serata e, al momento, il più papabile vincitore sul parterre di villa Giulia il 5 luglio. Solo terzo il già favorito Alessandro Piperno (nella foto) che solo per una manciata di voti strappati in extremis supera il candidato einaudiano, Marcello Fois, fermo a quota 64 con Nel tempo di mezzo. Anche se, alla fine, non è riuscito ad aggiudicarsi il secondo posto, tenuto sul filo di lana dal rizzoliano Gianrico Carofiglio con Il silenzio dell’onda (70 voti). L’ultima della manita, per dirla come un nostalgico di Mourinho, Lorenza Ghinelli, già della nidiata Holden e in gara per Newton Compton, con La colpa è di fatto fuori dai giochi, pur con preferenze (38) di poco superiori agli astenuti.

Appare lui, la promessa uscita dalla fucina di Nuovi Argomenti che all’esordio fece schizzare le vendite in casa Mondadori con Le peggiori intenzioni, lo sconfitto della sera. E qui, a voler essere misterici, si potrebbe credere che ad avercela con la bella penna romana di buona famiglia ebraica è lo spirito di Maria Rimoaldi che forse abita nella sua ex dimora ai Parioli, e già si frappose a farne il candidato Mondadori allo Strega, al tempo del suo fulminante romanzo d’esordio del 2005. Uno spirito aiuta l’altro, e tutti e due sono forse troppi perché Piperno possa spuntarla, benché forte del marchio di casa e della cordata Rizzoli-Einaudi che si trascinerà dietro. Certo, qualora il gruppo si ricompattasse dietro a lui, non ce ne sarebbe per nessuno, e forse solo il ricorso a un terzo terzo spirito, quello del’evocata Laura Betti, sedicente e bisbetica erede spirituale del maestro friulano, potrebbe dare una mano a Trevi a passare indenne le forche pennine del Ninfeo. E i libri? Beh, ma qui parliamo dello Strega, appunto, la letteratura che c’entra? C’entra, invece – ohibò – la pittura, col bell’opuscoletto dei libri in concorso a discernere classico e contemporaneo sulle pagine che accompagnano la storia del premio e dei finalisti. Anche se Van Gogh e Boccioni rappattumati tra i secondi, insomma.

Del pasolinesco Qualcosa di scritto s’è detto, oltre va scritto che la tenutaria del fondo Pasolini, la bisbetica presenza della Betti, porta lo scrivente, consorte di Chiara Gamberale – anch’essa scrittrice – ad affondare la lama del racconto nelle trame dell’Italia del secondo Novecento, col suo retrogusto amaro. Carofiglio prova a volare alto sulla sua tavola da surf, come il protagonista da giovane, oltre il romanzo di genere che l’ha consacrato al grande pubblico. Ancora la seconda metà dello scorso secolo, un tempo incestuoso al mezzo d’una natura ancora selvaggia e possente, la Sardegna tra il ‘43 e il ‘78, nell’opera del nuorese Fois. E ancora un macabro ricordo d’infanzia racconta La colpa della poco più che trentenne Ghinelli, dall’effervescente e dolorifico impianto narrativo. E Piperno, buon ultimo? Beh, il suo Inseparabili, come i pappagallini in copertina, come i fratellini che la vita s’impegna a mulinare nel microcosmo familiare, seconda prova del dittico Il fuoco amico dei ricordi (la prima, Persecuzione, è del 2010), è quel che è: una solida, sofisticata e spontanea ricostruzione d’interni borghesi per raccontare l’imponderabile di questo angolo di mondo. Come la presenza di certi spiriti bizzosi. Come una vittoria mancata, per ora.

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