Chiusura col Fluxus

La mostra del francostatunitense Robert Filliou, che dichiarava di appartenere a quel gruppo di artisti che pensano di poter cambiare il mondo in cui vivono, conclude il progetto “Fluxus Biennial-730 giorni hic et nunc”. La piccola monografica, sottotitolata Il genio senza talento, è il sesto e ultimo appuntamento del festival e sarà ancora visibile fino al 15 gennaio nello spazio dell’Auditorium arte, all’interno del Parco della musica di Roma.

Gli artisti di Fluxus non credevano che l’arte debba esprimersi unicamente sotto forma di un oggetto bensì vedevano la creatività come veicolo di idee poetiche e vaghe. In termini di approccio artistico, gli artisti di Fluxus lavoravano con qualsiasi mezzo, sia creando da soli il proprio lavoro ma più spesso in collaborazione con i colleghi. Gli anni ’60 e ’70 sono stati il periodo di attività maggiore, dove differenti artisti hanno messo in scena “azioni”, eventi pubblici (e anche politici) e prodotto opere scultoree con materiali non convenzionali.

L’incrocio dei generi espressivi caratterizza i lavori di Filliou (Sauve, 1926-Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil, 1987), che quindi rappresenta pienamente la caratteristica multidisciplinarietà e apertura transnazionale del gruppo Fluxus. Dopo essere giunto a Los Angeles nel 1947 e aver ottenuto in America un master in economia, Filliou produce il suo primo lavoro di arte visuale nel 1960: “Le collage de l’immortelle mort du monde”. Si trattava di una performance che faceva ampio uso del testo e della poesia. Nel 1962 aderisce al movimento Fluxus condividendo con i suoi compagni l’avversione per gli oggetti dell’arte commerciale, come prima aveva già fatto il movimento Dada; realizza” performance” e altri lavori effimeri e si dedica ad azioni di tipo concettuale. Scultore, filmaker e “action poet”, Filliou usava le parole come strumento creativo. “Poeme alleatoire collectif” (1973) è un dispositivo – presentato per la prima volta al Festival Misfits di Londra – composto di un pannello in legno con due ruote di bicicletta attorno alle quali vi sono diverse parole, il dispositivo, girando, produce casualmente poesie collettive. Anche le 27 scatole di “Boites parlantes” (1973) prendono forma a partire dalle parole come è evidente dal titolo stesso del lavoro.

Giunti al termine della rassegna risulta naturale fare anche un bilancio conclusivo. Il festival Fluxus Biennial, curato da Achille Bonito Oliva appositamente per l’Auditorium, ha visto protagonisti, tramite in una serie di piccole mostre, alcuni artisti del “network” transnazionale di Fluxus: George Maciunas fu colui che diede il nome al movimento, il drammaturgo George Brecht, i pionieri del video Wolf Vostell e Nam June Paik e il compositore Giuseppe Chiari. Ad ogni appuntamento espositivo è stato abbinato un calendario di concerti e “performance”, storiche e contemporanee, coinvolgendo artisti ai quali viene chiesta una rilettura di quello spirito di immediatezza e di relazione/interazione con l’individuo, alla base della filosofia e dell’estetica intermedia Fluxus.

Gli appuntamenti eterogenei, che si sono susseguiti negli spazi dell’Auditorium, sono andati oltre le convenzioni: espressive, sonore, visive, logiche e materiche. La struttura ha ospitato le “performance” di artisti contemporanei internazionali come i berlinesi Maulwerker, Ben Patterson, Alvin Curran, il poeta-artista visivo svedese Karl Holmqvist e il musicista Stefan Tcherepnin, la collaborazione tra Martux_m e i Metamkine con una performance live in divenire. Nelle serate After Fluxus sono stati ospiti: Raimundas Malašauskas, Tonino Battista, Cesare Pietroiusti, gli ZimmerFrei, il collettivo Staalplaat Soundsystem e la giovane Sandrine Nicoletta.

Sicuramente il festival è riuscito a trasmettere l’energia e lo spirito sperimentale e aleatorio proprio del gruppo Fluxus, dimostrando come tuttavia l’influenza di Fluxus continua ancora oggi nelle multimedia “performance” dell’arte digitale.

Fino al 15 gennaio
Auditorium Parco della Musica
Auditorium arte
viale Pietro de Coubertin 10, Roma
Info: 06802411; www.auditorium.com