Carla Tolomeo, anime multiformi

Carla Tolomeo ha iniziato a dipingere da giovanissima sotto la formidabile guida di Giorgio De Chirico. La sua personalità decisa e la ricerca di ispirazioni artistiche che crescevano nel suo più profondo spirito “ex grege” l’hanno in seguito portata spontaneamente ad approdare alla scultura, all’incisione e alla scrittura. La creatività dell’artista piemontese di nascita ma cosmopolita per natura si accompagna da sempre alla passione per la letteratura e nello specifico per la poesia: basti pensare alle tavole disegnate per i sonetti del Petrarca o alla rivisitazione del bestiario fantastico di Borges, fino al romanzo Segno d’acqua, nel cui intreccio spicca il personaggio di Giacomo Casanova. Una figura che appassiona l’artista da alcuni decenni, essendo componente dello storico gruppo dei casanoviani, animato tra gli altri dallo scrittore Piero Chiara e dal manzonista Giancarlo Vigorelli.

Lunga anche la sua vicenda espositiva. La Tolomeo ha infatti esposto le sue opere pittoriche in oltre 90 mostre personali in tutto il mondo, i suoi quadri sono presenti nelle più importanti collezioni d’arte contemporanea europee e statunitensi. Negli anni Novanta la città di Milano le ha dedicato una grande mostra a palazzo Reale e le Leicester’s galleries di Londra hanno esposto con successo il suo ciclo di opere in omaggio a Leonardo. Il 1997 ha segnato una netta linea di demarcazione nella sua carriera: la prima esibizione come scultrice, a Firenze, alla fortezza da Basso. In quel periodo ha anche iniziato a ideare e costruire le prime “sedie scultura”. Nel 1998 le sue Sedie sono state richieste da Neiman Marcus e sono diventate protagoniste, a New York e a Dallas, della “Festa of Italy”, per approdare anche a Zagabria, Dresda e Rotterdam. Blumarine ha voluto una Rose Chair in ogni sua boutique nel mondo, da Pechino a Honolulu. Missoni le ha aperto le porte del suo archivio, mettendole a disposizione i suoi tessuti più rari. «L’universo spirituale di Carla Tolomeo – afferma George Astalos – testimonia un itinerario culturale, dove i segni della tradizione si svelano nei riflessi di una concezione artistica continuamente rinnovata. Nella totale padronanza delle tecniche e dei materiali più differenti, l’artista ci restituisce una realtà esteriore interpretata dal suo stupefacente senso del paradosso».

Spesso trova ispirazione dal mondo della natura: a chi dedicala sua ultima serie di sculture?
«Ai pellicani. Sono divertenti, affascinati, nella loto bruttezza sono bellissimi. Mi hanno tenuto compagnia a Boca Raton. La vita è fatta di immagini, di emozioni che ci legano per sempre a particolari momenti della vita, tornata a Milano sentivo la mancanza e il calore di quelle realtà e le mie affettività mi hanno portato a seguire questo progetto, sculture, dipinti, disegni di pellicani. Li ho caricati di tutte le mie emotività».

Come vede l’arte e gli artisti?
«L’Italia è messa abbastanza bene, ho visto evolvere la situazione intorno a me. Gli artisti si lamentano ma in realtà negli anni Settanta si stava peggio. Allora si soffriva realmente la fame per dedicarsi alla propria arte. Oggi grazie a molte iniziative dei musei, delle fondazioni, con premi e pubblicazioni c’è più possibilità di farsi notare. Ma è necessario che l’artista esca dai suoi confini per avere una visone culturale più ampia evitando il provincialismo che limita ogni parametro di giudizio».

Come vive con la tecnologia?

«Male. Adoro il computer perché mi collega al mondo ma la mia mente lavora più veloce delle mie mani e non riesco a trascrivere ogni mio pensiero, idea, progetto. Io scrivo moltissimo ma con carta e inchiostro, ho ancora degli amici di penna. La tecnologia che mi è servita molto per tutto ciò che concerne l’evoluzione della fotografia».

Molti definisco alcune opere contemporanee volgari, fuori luogo: cosa ne pensa?

«L’arte non è mai volgarità, semmai l’intenzione che può diventare volgare. Alla fine la volgarità cambia, con il cambiare della società».

Quale sentiero ha seguito nella sua vita?
«Mi sono sempre fatta trascinare dagli eventi. Sono nata nelle alte valli piemontesi, dove la mentalità era legata a una vita e a un lavoro fatti solo di sacrifici. Non ho mai seguito quella direzione, ho semplicemente lascito che tutto accadesse. Gli stop li ha decisi la vita stessa e io mi sono lasciata sempre guidare dal momento».

Info: www.carlatolomeo.com