Il fascino del Guercino

È un omaggio al suo massimo esperto, sir Denis Mahon, scomparso lo scorso 27 aprile, la mostra dedicata al Guercino in programma a palazzo Barberini e curata da Rossella Vodret e Fausto Gozzi. Prima esposizione nelle sale ristrutturate al piano terra del palazzo signorile. Un percorso suddiviso tra le tappe principali della parabola creativa di Francesco Barbieri, detto il Guercino, uno dei maggiori protagonisti del Seicento italiano, nato e vissuto a Cento e attivo a Roma tra il 1621 e il 1623. Un genio barocco, capace di far propria la lezione caravaggesca con uno stile inconfondibile, più malinconico e manieristico rispetto al Merisi, ma dall’indiscussa potenza espressiva.

L’esposizione propone opere provenienti dai musei e dalle collezioni di Roma e di Cento e dal Fondo edifici di culto del ministero dell’Interno. Un corpus di dipinti che offre la possibilità di gettare uno sguardo d’insieme sull’opera del maestro emiliano: trentasei capolavori che coprono tutto l’arco cronologico del suo lungo percorso artistico. Nelle sale di palazzo Barberini, suddivise per colori, si scopre l’evoluzione pittorica del Barbieri, partendo dai primi dipinti, influenzati da maestri ferraresi come Ippolito Scarsella e Carlo Bononi, fino alla produzione legata all’influsso di Ludovico Carracci, suo maestro e scopritore.

Dopo l’intenso avvio in Patria, tra il 1621 al 1623 il pittore venne chiamato a Roma dal papa bolognese Gregorio XV Ludovisi, che insieme al nipote, il cardinale Ludovico, divenne il suo principale mecenate. La decorazione del Casino Ludovisi, edificio con giardino nella zona del Pincio, è probabilmente la prima opera eseguita da Guercino a Roma. Capolavoro assoluto degli anni romani è la pala raffigurante Santa Petronilla sepolta e accolta in cielo, oggi alla Pinacoteca Capitolina, di cui in mostra si espone il ricordo di piccolo formato. Già Mahon sottolineava l’importanza dell’opera che costituisce uno spartiacque tra la produzione giovanile del Guercino e quella matura. L’improvvisa morte del papa nel 1623 e la consapevolezza di aver perso il suo principale mecenate e protettore, sono stati alla base del ritorno di Guercino a Cento.

Gli anni della maturità sono caratterizzati da una rinnovata attenzione ai modi classicisti, in particolare nella gamma cromatica, che diviene tenue e delicata, nella raffinata eleganza formale e nella progressiva semplificazione che lo porterà verso una maggiore chiarezza compositiva. Un tratto che lo ha reso inconfondibile.

Fino al 29 aprile
Palazzo Barberini
via delle Quattro Fontane 13, Roma
Info: 0632810; www.mostraguercino.it