Vannicola, una storia per immagini

L’immaginazione è un’arma potente, spesso un salvavita. Tutti la posseggono, in misura non eguale certamente, ma non sono molti quelli che riescono a manipolarla in modo produttivo, esternarla in maniera piacevole e restituirla agli altri sotto forma di un’opera d’arte. Valentina Vannicola, giovane fotografa romana, possiede questa capacità e il risultato sono degli scatti, meticolosamente costruiti, che interpretano una narrazione di derivazione letteraria. L’incanto di Alice nel paese delle meraviglie, l’ambiguità della Principessa sul pisello, l’illusione di Don Chisciotte e l’intensità dell’Inferno di Dante vengono catturati dal suo obiettivo in modo estremamente personale e comunicativo.

«La narrazione e il racconto sono le cose che più mi interessano di ogni storia che vado a raccontare», esordisce la Vannicola. «Quando leggo un libro – prosegue – mi appassiono molto, entro nella storia e non riesco più a staccarmi. Poi mi capita che smetto di leggere, vado al supermercato a fare la spesa e mentre guardo la cassiera penso: ma io questa la conosco, identificandola con la protagonista del libro che sto leggendo. Trovo sia fantastico rifugiarsi nella lettura e soprattutto riuscire a ricevere da questa visioni perfette e bellissime che non fanno parte della realtà che si è obbligati a vivere». Come scrive la curatrice Benedetta Cestelli Guidi nel catalogo dell’Inferno di Dante, edito da Postcart che gode dell’introduzione firmata da Niccolò Ammaniti, “Valentina è un’artista che trae ispirazione dalla letteratura e la traspone in immagine, attraverso un calibrato e corale lavoro di sceneggiatura e regia. Per realizzare la traduzione visiva del testo è protagonista di molti settori del fare artistico, rivestendo i panni della lettrice attiva e poi di scenografa, costumista, sceneggiatrice e infine di fotografa dei set che pianifica con maestria”.

Un lavoro estremamente certosino e dettagliato, testimoniato dalla corposa produzione di bozzetti che fungono da “storyboard”, che racconta anche del percorso formativo dell’artista: una laurea in filmologia a cui è seguito un diploma alla Scuola romana di fotografia, entrambi conseguiti nella capitale raggiunta dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza a Tolfa, nella Maremma laziale. E proprio l’attaccamento alla comunità d’origine è un segno distintivo della sua poetica: una ricerca sul senso d’appartenenza e di memoria storica che la accomuna a Marinella Senatore. «Mi trovo molto a mio agio a lavorare nella terra dove sono nata, utilizzando materiali specifici che reperisco nella cantina dei miei, da mia zia o dal vicino di casa. Il loro utilizzo mi aiuta molto a raccontare quello che ho in testa e a rimanere fedele all’immagine che vedo. Per non tradire la mia visione, nella ricostruzione divento molto maniacale. Le persone ritratte sono sempre compaesani, dai familiari al becchino passando per il giornalaio». E allora ecco che la principessa sul pisello ha il volto vissuto della nonna e Paolo, il dantesco amante sfortunato, il corpo etereo del fratello. Un lungo lavoro, quello che l’ha impegnata per il progetto sull’inferno, durato due anni e conclusosi con l’esposizione delle quindici fotografie al Macro Testaccio: una boccata d’aria e di fiducia all’interno dell’ultimo Fotografia, festival internazionale di Roma.

«È da tanto che volevo farlo. Dante è perfetto, un visionario pazzesco che racconta un mondo assurdo dove c’è tutto: i quattro elementi, fuoco, terra, acqua e fuoco; il bello e il brutto, l’angoscia e la pietà. Dopo che sei entrato nei suoi versi, ti rendi conto che le sue sono descrizioni maniacali e precise di un mondo altro. Il problema della trilogia è che il purgatorio ha almeno sei immagini fattibili, ricreabili, ma il paradiso con tutta quella luce e quelle beate animelle mi risulta un pò noioso». Tecnicamente è una fotografa “classica” che inizialmente pensava di fare reportage in presa diretta, oggi scatta in analogico e ricorre all’artificiosità della postproduzione solo quando non è possibile fare altro. «Mi affianca nella postproduzione un collaboratore di fiducia, Giampiero Fornisano. All’inizio ero molto restìa, è un’arte e ognuno ha la sua: per me giunge dove io non arrivo. L’immaginazione non ha limiti e allora quando Paolo e Francesca devono volare utilizzo la postproduzione. Sono arrivata lentamente a questa consapevolezza, quando non conosci il mezzo non ti fidi. Non mi piacciono le immagini artificiali, lo stile del totale stravolgimento che c’è, però non mi appartiene». La prossima sfida per la Vannicola è nata dalla collaborazione con la galleria romana Wunderkammern (concluso il 12 novembre), che le ha commissionato un progetto sul popoloso territorio dove la galleria ha sede e dove la fotografa vive da qualche anno. «In città, tra i palazzi, provo un po’ di difficoltà a lavorare. L’esperimento è proprio di provare a capire se il mio è un metodo che può essere attuato solo all’interno del mio paese e del mio habitat, oppure può essere fatto in qualsiasi luogo».

L’ARTISTA

Dalla laurea in filmologia agli scatti

Nata a Roma il 20 aprile 1982, Valentina Vannicola si laurea in filmologia all’università La sapienza e successivamente si diploma alla Scuola romana di fotografia. La sua prima mostra, dal titolo Su(l)reale, risale al dicembre 2009 ed è curata da Nathalie Santini alla s.t. foto libreria galleria di Roma. Nell’ottobre 2010 vince il secondo premio per il miglior portfolio fotografico al festival Fotoleggendo. Nell’aprile 2011 tiene una personale dal titolo Tra letteratura e fotografia, curata da Anna Cestelli Guidi, esposta in occasione della manifestazione Libri come festa del libro e della lettura, all’Auditorium parco della musica di Roma. Dal giugno scorso è, unica donna, tra i fotografi dell’agenzia On off picture.