Artothèque, un'opera per tre mesi

«Un discorso di presentazione deve essere come l’abito di una bella donna: lungo l’essenziale e corto abbastanza da rimanere intrigante». Queste le parole di Sabine Oberti, che come direttrice ha inaugurato lo scorso 2 dicembre l’Artothèque di Roma. E mentre fuori la città brillava maestosa fra luci intermittenti di un Natale sempre più alle porte, la direttrice scioglieva lentamente il suo discorso in parole.

«L’Artothèque somiglia a una biblioteca, dove i protagonisti non sono i libri, ma le opere d’arte». L’idea è di una semplicità disarmante, un po’ come lo scotch o le rotelle sotto la valigia, e altrettanto geniale. La questione è presto detta: si potrà scegliere un’opera fra quelle proposte, prenderla e portarla a casa. La si potrà tenere per tre mesi prima di riconsegnarla in cambio di un’altra. Facile, elementare, Watson. I lavori proposti inoltre sono passati sotto una rigida selezione durata più di un anno che ha portato a un ampio ventaglio di scelta che spazia fra pitture, disegni, fotografie, sculture e varie tecniche di stampa. La preselezione, a opera della stessa Oberti, contava 60 opere, riesaminate da una giuria sono arrivate a 25, le stesse esposte al vernissage. «È stata una scelta difficile, nella quale abbiamo tentato di poter toccare sia un pubblico ristretto di esperti, che semplici appassionati. Il difficile è stato non cadere in un banale compromesso che quasi mai soddisfa le due parti» ha detto Éric de Chassey, membro della giuria e direttore dell’Accademia di Francia di Villa Medici, aggiungendo anche la scelta di rimanere aperti alle varie nazionalità degli artisti scelti.

Se prima le modalità di godere un’opera erano tre e ben separate fra loro: l’artista di fronte al proprio lavoro, il visitatore nel vederla, il possesso della stessa per il collezionista, ora le differenze sfumano. L’Artothèque rompe gli schemi dando praticamente a chiunque la possibilità di tenere in casa propria il lavoro di un artista. Così il manufatto entra nell’ordinario del singolo che vive di fronte a un evento straordinario quale è la creazione di un’opera d’arte. I piani si mischiano, si fondono tra loro: la ripetitività del quotidiano con l’unicità del manufatto, la storia dell’artista con la storia del possessore temporaneo, e questa con quella di chi prima di lui teneva l’opera. Il tutto in un nomadismo artistico affascinante e particolarmente adatto a una contemporaneità liquida e rapida. Così l’oggetto d’arte gira di casa in casa, caricandosi di significati che sicuramente in origine non possedeva, dando anche la possibilità ai vari creativi di farsi conoscere in un sistema dell’arte che sembra sempre più una roccaforte impenetrabile. Tre mesi è il periodo massimo per il possesso dell’opera, un tempo che come l’abito di una bella donna vuole essere lungo l’essenziale e corto abbastanza da rimanere intrigante.

Artothèque de Rome
via Margutta 85
Info: http://artothequederome.org