Una cacciatrice d'immagini

«Per ciascuno di noi il viaggio ha molte valenze, di cui una però è preminente. Per alcuni è sperimentare un diverso modo di vita, o cercare di capire altre culture, o assaggiare sapori diversi, o suoni diversi, o raccogliere oggetti. Per me è sempre stato soprattutto un’esperienza visiva. Sono affascinata dalle forme e dai colori. Per questo a volte il viaggio mi può anche portare vicinissimo a casa, oppure lontanissimo: sono una cacciatrice d’immagini. La fotocamera digitale mi ha aperto un meraviglioso infinito terreno di caccia. Faccio migliaia di foto, alla fine di ogni viaggio, sempre inteso nel senso sia fisico che mentale, le guardo più di una volta, poi le lascio “riposare”. Le lascio riposare finché non mi viene voglia di lavorarci, allora comincio a riguardarle finché ne individuo una su cui lavorare, a volte questa me ne fa venire in mente altre fatte magari in altre occasioni, che vado a ricercare, a volte la foto in sé si presta da sola ad essere trasfigurata». Sono le parole di Fiamma Dinelli, che espone nella mostra personale L’illusorietà della materia alla facoltà di architettura dell’università La sapienza di Roma, a cura di Rosetta Gozzini.

Il lavoro dell’artista si avvale delle nuove tecnologie – macchine fotografiche digitali e computer – per giungere a una rielaborazione astratta fatta di sviluppi emozionali, emotivi e metaforici. Come trapela dalle sue parole, centrale è il viaggio. La realtà appare piegata alle ragioni della “poesia visiva” e l’uso del colore è intenso. Continui rimandi ad altro rispetto all’essere dell’opera alludono e affascinano. Si può parlare di illusorietà, come commenta la curatrice nel testo critico: «Il nucleo di questo concetto relativo all’illusorietà del reale consiste nel fatto che gli esseri umani colgono il mondo grazie ai sensi. Questi sensi produco nella nostra mente rappresentazioni che si riferiscono a quanto abbiamo precedentemente sentito, ma poiché tutto il reale è mutevole ed i nostri sensi sono eccitati da questa mutevolezza, cambiando di conseguenza anche il loro assetto, non c’è nulla né in noi stessi, poiché cambiamo di continuo, né negli altri nostri simili, perché diversi da noi, che possa stabilire quale sia quel paesaggio reale a cui attribuire il titolo di verità». Il catalogo è edito da Gangemi Editore ed è a cura della stessa Gozzini.

Fino al 4 dicembre
facoltà di architettura
università La Sapienza, Roma
via Ripetta 118
Info: 0686211516