La montagna verde

Per la sua personale al Viafarini Docva Fabbrica del vapore di Milano, Adelita Husni-Bey, nata nel capoluogo lombardo e cresciuta tra l’Italia e la Libia, si è lasciata ispirare da un luogo a lei molto caro: il Jebel Al Akhdar. Il riferimento è alla montagna verde, depositaria delle memorie di numerose generazioni in quanto teatro di conflitti in diversi, decisivi, momenti. Dunque fulcro dell’identità collettiva di una nazione, la Libia, alla quale l’artista è profondamente legata.

Da qui il rapporto privilegiato tra Adelita Husni-Bey e l’altopiano, nell’ambito di una mostra – curata da Gabi Scardi – che dà spazio alle differenti dimensioni del luogo: dalle rappresentazioni istituzionalizzate alle proiezioni collettive, dalle immagini di chi, visitando il Jebel, l’ha percepito come esotico, alle memorie intime di chi l’ha conosciuto da piccolo, a quelle di coloro che lo hanno vissuto da combattenti.

Allestita fino al 29 ottobre, La montagna verde si snoda lungo un’installazione che comprende disegni, video, fotografie ed elementi plastici di diversa natura. Come è differente la natura del Jebel, location di una giornata in gita ma anche metafora, neppure troppo velata, dello scontro e dei confini da conquistare. Le grandi e buie caverne che Adelita Husni-Bey disegna sono quelle in cui i bambini giocano e le coppie si appartano, in cui i guerriglieri si nascosero per sottrarsi alle forze colonizzatrici e dove fino ad oggi, come gli ultimi accadimenti insegnano, hanno riparato per sfuggire a quelle governative.

Info: www.viafarini.org